Amica insulina

La prima volta che sentii parlare di insulina fu quando avevo 13 anni. Il figlio saccente di una coppia di amici di famiglia , durante una cena in pizzeria, aveva analizzato per filo e per segno cosa stavamo per ingerire e quanto avrebbe gravato sulla produzione di insulina da parte dei nostri fervidi pancreas.

Me lo ricordo bene, perché non lo sopportavo, e non sopportavo quel discorso. Chi avrebbe detto mai che un giorno avrei conosciuto l’insulina molto meglio di lui e che addirittura ne avrei sentito la fragranza ogni giorno!

Ma veniamo a noi… cos’ è l’insulina?

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas con la funzione di ridurre il livello di zucchero (glucosio) nel sangue. Più precisamente l’insulina consente il passaggio degli zuccheri dal sangue ai tessuti del nostro organismo, per esser utilizzati come fonte di energia. In questo modo ci evita la situazione di iperglicemia, cioè lo stato in cui la quantità di zucchero nel sangue risulta eccessiva.

La produzione di insulina viene regolata dal pancreas.

Il pancreas è un organo incredibile, sa perfettamente cosa fare per far sì che il valore di glucosio, la glicemia, si mantenga nel range.
Anatomicamente parlando, nella porzione di pancreas deputata al controllo della glicemia possiamo distinguere degli agglomerati di cellule, chiamati Isole di Langerhans. Queste cellule a loro volta si dividono in diverse tipologie, ognuna con ruoli diversi.

Le cellule alfa sono responsabili della secrezione di glucagone, l’ormone necessario per mantenere elevati i livelli di zucchero nel sangue nelle occasioni in cui questo si riveli troppo basso (ipoglicemia).
Le cellule beta si occupano invece della funzione opposta, svolta dalla sorella insulina, necessaria a far entrare le molecole di glucosio all’interno dei tessuti per poterne fruire. Insomma, è una sorta di altalena perfetta.

Nel diabete di tipo 1 questo meccanismo tanto perfetto non funziona più. Il sistema immunitario un bel giorno decide di attaccare le cellule beta dedicate alla produzione di insulina e non c’è verso di risanarle. Da quel momento in poi l’insulina va introdotta nel nostro organismo dall’esterno, tramite iniezione sottocutanea o microinfusore. Non può essere assunta per bocca, poiché verrebbe degradata nel corso del passaggio nell’intestino.

La somministrazione di insulina è l’unica terapia possibile, non ci sono alternative e, badate bene, si parla di terapia non di cura.

Sarebbe bello chiedere al povero vecchio pancreas qualche suggerimento su quanta insulina iniettare, quando e con quale velocità d’azione. La verità è che nessuno può sostituirlo davvero e spesso e tutt’altro che volentieri, si sbaglia.
Si può infatti andare in contro a episodi di iperglicemia se si inietta una dose troppo bassa di insulina rispetto ai carboidrati assunti mangiando, e ipoglicemia nel caso in cui, viceversa, se ne inietti troppa.

Dosi giuste e prestabilite non esistono, devono essere determinate in base alla necessità di ogni singolo paziente e al suo personale rapporto insulina/carboidrati.
Ci sono anche tanti altri fattori che influenzano l’andamento glicemico, non solo carboidrati e insulina, ma questa è un’altra storia.

Tipologie di insulina

La terapia del diabetico di tipo 1 prevede l’utilizzo di due tipi di insulina: un’insulina di base a lunga durata d’azione, e un’altra ad azione più rapida da utilizzare al momento dei pasti. Questa distinzione è valida per la terapia multiniettiva. Nel momento in cui si utilizza un microinfusore invece si regolano due diversi dosaggi per coprire entrambe le funzioni, basale e post-prandiale, utilizzando un unico tipo di insulina rapida.

Tra le insuline che forniscono un dosaggio di base abbiamo:

– insulina lenta.

Toujeo, Lantus, Abasaglar (principio attivo insulina glargine), Levemir (insulina detemir), Tresiba (insulina degludec). Sono analoghi di insulina umana, ma con azione lenta, costante e omogenea.
La loro funzione è quella di lasciare attiva una dose minima di insulina per far sì che la glicemia resti stabile, anche a digiuno. Solitamente hanno una durata di 24h che permette di fare una singola iniezione al giorno, allo stesso orario. Tra queste, quella di più recente produzione è l’insulina degludec, che ha un’azione ultraprolungata ed è quindi la più lenta tra le ultralente.

-insulina intermedia.

Humulin I, Protaphane. Hanno la stessa funzione delle lente, ma una durata minore, di 16 ore circa.

Le tipologie di insulina da utilizzare al momento dei pasti si distinguono a grandi linee in:

rapidissime.

Novorapid, Apidra, Humalog, Fiasp. Entrano in azione dopo 10/15 minuti dall’iniezione con il loro massimo effetto dopo mezz’ora.
Hanno una durata d’azione che va dalle 3 alle 5 ore. Tra queste la più veloce (azione dopo circa 5 minuti), ma meno duratura, è la Fiasp, entrata in commercio nel 2019.

rapide.

Humulin R, Actrarapid, Insuman Rapid. Agiscono dopo 30minuti, dopo 2 o 4 ore hanno il picco d’azione e restano in circolo per 6/8 ore circa.

premiscelate.

Humalog mix, Novo mix. Questo tipo di insulina prevede il mixaggio di basale e rapida. Le percentuali possono essere varie e da questo si determina anche il numero di iniezioni necessarie nell’arco della giornata.

Queste sono le insuline più utilizzate negli ultimi tempi, analoghi umani, realizzate con la tecnica del dna ricombinante e iniettate anche tramite aghetti di 3,5mm. Oggigiorno riteniamoci fortunati se la scienza è giunta a tali progressi.

Basti pensare che prima degli anni ’70 l’insulina utilizzata era estratta da suini e bovini e poi purificata. Per non parlare delle vecchie siringhe. Quindi, cari tipi 1, non ci resta che vestirci con una goccia o più di eau di insulin e andare a… mangiare!


Info utili per le nuove leve t1:

  • Le insuline in uso vanno mantenute a temperatura ambiente. Non vanno iniettate fredde e in estate, se si va in giro con 30 radi all’ ombra, esistono dei comodissimi astucci refrigeranti (Frio).
  • Solitamente la durata dell’insulina in uso è di 4 settimane, ma leggete bene nel foglietto illustrativo.
  • Le insuline di scorta, che non stiamo utilizzando, vanno invece mantenute in frigo, tra i 4 e gli 8 gradi. Quando dovrete utilizzare una nuova penna, tiratela fuori una mezz’oretta prima.
  • A eccezione della torbida, l’insulina deve essere limpida e trasparente. Se così non fosse, non utilizzatela.
  • Non odiate troppo l’insulina, è lei che ci permetterà di mangiare ancora, ancora e ancora!