DexcomG6: la mia personale esperienza

“Quando puoi misurare ciò di cui stai parlando, ed esprimerlo in numeri, puoi affermare di saperne qualcosa; se però non puoi misurarlo, se non puoi esprimerlo con numeri, la tua conoscenza sarà povera cosa e insoddisfacente: forse un inizio di conoscenza, ma non abbastanza da far progredire il tuo pensiero fino allo stadio di scienza, qualsiasi possa essere l’argomento” (William Thomson)

William Thomson (1824-1907) non è stato uno qualunque. Meglio noto come Lord Kelvin, fisico ed ingegnere, egli ha sviluppato l’omonima scala che misura la temperatura assoluta, tanto per dirne una. Insomma, un capoccione.

Ebbene, cosa c’entra questo genio con il diabete di tipo 1? E’ molto semplice: anche lui reagirebbe in maniera poco garbata di fronte a chi cercasse di convincerlo che 4 misurazioni capillari al giorno sono sufficienti per gestire la glicemia in maniera soddisfacente. A voi l’hanno mai detto? A me più volte, e mi sono sempre sentito preso in giro, o comunque non compreso.

Non sono un veterano del diabete di tipo 1, ce l’ho da 5 anni e mezzo (da agosto 2014), ma proprio in nome del diktat “se non puoi misurarlo, non puoi migliorarlo” non mi sono mai dato pace, e ho sempre cercato di evolvere la mia condizione di malato consapevole.

Per questo, nel febbraio del 2016, ho iniziato ad acquistare autonomamente il sensore Freestyle Libre della Abbott: non mi bastava più avere, tramite controllo capillare, qualche fotogramma della mia glicemia. Volevo vedere l’intero film!

Purtroppo, ciò comportava un impegno economico non da poco, ma io proprio non me la sentivo di rinunciare ad una tale comodità. I vantaggi del monitoraggio glicemico con il sensore rispetto al pungidito sono enormi, come avrete avuto modo di leggere nel curato ed interessante articolo di Alessandra relativa alla propria esperienza con il Freestyle Libre (se non lo avete ancora letto, cliccate qui).

Tanto enormi, da rivoluzionare in meglio la vita di un diabetico. Ecco perché per 2 anni ho acquistato i sensori direttamente dal sito della Abbott, avendo la fortuna di potermeli permettere. Ed avrei continuato a farlo, se non fosse successo il miracolo: a marzo 2018 ho ottenuto la prescrizione dei sensori Freestyle da parte dell’ASL regionale (credo di essere stato il primo nel mio distretto). Un altro passo in avanti non da poco!

Con il Freestyle Libre avevo finalmente il 100% della conoscenza della mia glicemia, ma c’erano due momenti della mia quotidianità dei quali non ero soddisfatto:

  1. il sonno: spesso mi capitava di avere la glicemia perfetta durante la giornata, e rovinare poi tutto durante la notte. Si sa, alla glicemia basta poco per imbizzarrirsi: una porzione troppo abbondante, una pizza, due linee di febbre o, al contrario, un paio di unità di insulina di troppo.
    La notte puntavo due, tre, quattro sveglie, e speravo di sentirle. Magari le sentivo, ma la glicemia decideva di alzarsi o scendere proprio l’attimo successivo al mio controllo;
  2. la corsa: è un movimento naturale, fluido, armonioso, che coinvolge tutto il corpo, braccia comprese. Estrarre il cellulare, aprire l’applicazione, portare il cellulare al braccio e leggere il valore del glucosio mentre si corre, vi assicuro, è scomodo oltre che pericoloso.
    Senza considerare le volte in cui mi sono dimenticato di controllare la glicemia ed ho dovuto sospendere la corsa perché mi sono ritrovato con un 60 discendente.

Come risolvere? Passando da un sistema di monitoraggio flash del glucosio (FGM), ad un sistema di monitoraggio continuo (CGM).

Nel sistema FGM, la comunicazione tra sensore e lettore avviene tramite NFC, che è una tecnologia di comunicazione a corto raggio (massimo 10cm). E’ per questo che bisogna ogni volta avvicinare il lettore al sensore per conoscere il livello di glucosio. Questa azione, benché banale, richiede un intervento attivo da parte dell’utilizzatore. Cioè bisogna essere svegli e con le mani libere.

Il sistema CGM, invece, utilizza la tecnologia Bluetooth, che ha una portata d’azione molto maggiore: fino a 6-10 metri. In questo modo, è sufficiente restare nel raggio d’azione del trasmettitore per avere il valore del glucosio sempre a disposizione.

Video dimostrativo sull’applicazione del Sensore della Theras Dexcom G6

Non solo: sarà il lettore stesso ad avvertirci, con segnali sonori, se la glicemia è fuori dall’intervallo di riferimento, o sta salendo o scendendo molto rapidamente. In altre parole, con il sistema CGM, l’informazione viene da me solo quando è necessario un mio intervento per scongiurare eventuali iperglicemie o ipoglicemie. Per tutto il resto del tempo, potrei anche dimenticarmi di controllare il glucosio!  

Esistono in commercio alcuni dispositivi da applicare al Freestyle Libre per renderlo un CGM (come ad esempio il MiaoMiao, che ho provato per un brevissimo periodo), ma hanno alcuni limiti, primo fra tutti la scomodità. Per questi motivi ho chiesto, ed ottenuto ad ottobre 2019, il DexcomG6.

Vi dico subito che è più visibile del Freestyle, ed anche più ingombrante (anche se più piccolo rispetto alle sue versioni precedenti), e la colla del cerotto non è un granché. Dopo 4-5 giorni dall’applicazione, ovvero a metà della sua breve vita, il sensore inizia a staccarsi.

Il DexcomG6 è composto da 3 elementi:

  • il sensore, che si installa alla pelle tramite l’applicatore. Impiega 2 ore per l’attivazione, e dura 10 giorni, trascorsi i quali va sostituito;
  • il trasmettitore, che raccoglie i dati dal sensore effettuando una scansione ogni 5 minuti, e li invia al lettore via Bluetooth. La sua durata è di 90 giorni. Quindi con un trasmettitore si possono attivare 9 sensori;
  • il lettore, che riceve i dati dal trasmettitore e mostra il valore istantaneo del glucosio ed il grafico delle ultime 3 ore. Per leggere i dati si può anche utilizzare l’app DexcomG6 da smartphone.

Nel lettore (o nell’applicazione) si possono gestire le impostazioni relative all’intervallo di riferimento del glucosio, ed agli allarmi ad esso collegati. Si può inoltre attivare la funzione share, che consente di inviare notifiche anche a terze persone nel caso di eventuali ipoglicemie o iperglicemie.

Per consultare le statistiche delle proprie letture, c’è un’applicazione dedicata che si chiama Dexcom Clarity, oppure è sufficiente entrare nella propria area riservata del sito. Ci sono statistiche di ogni tipo, per qualsiasi intervallo temporale. Chi ama i numeri, si perderà qui dentro.

Ogni domenica, infine, Dexcom invia una notifica allo smartphone degli utenti che utilizzano l’app Clarity, con il riepilogo dell’andamento della glicemia relativo alla settimana appena conclusa.

Ora che ho spiegato e raccontato tutto, la domanda sorge spontanea: grazie al Dexcom G6 ho migliorato ulteriormente il controllo glicemico?

Per quanto riguarda le ore notturne, le glicemie sono molto migliorate, ma a discapito della qualità del mio sonno. E’ quasi impossibile non sentire gli allarmi perché, fin quando non vengono spenti manualmente, suonano ogni cinque minuti (ovvero ad ogni scansione). Quindi mi alzo, correggo, e torno a letto. Se a ciò sommiamo il fatto che ho due figli piccoli, e che spesso scendo dal letto tra le 5 e le 6 del mattino per andare a correre, ecco che la crisi isterica è dietro l’angolo… per fortuna, sin da piccolissimo, mi sono sempre bastate poche ore di sonno!

Per quanto riguarda la corsa, invece, la risposta è: decisamente sì.
Prima di uscire a correre imposto il limite inferiore del valore di riferimento del glucosio a 100mg/dl in modo che, quando la glicemia scende sotto tale livello, suona l’allarme ed arriva la notifica anche al mio orologio da corsa (anch’esso collegato via Bluetooth allo smartphone). In questo modo anticipo l’ipoglicemia assumendo carboidrati a rapidissimo assorbimento e continuo a correre fino al traguardo!

In sintesi:

  1. Il sistema DexcomG6 è composto da 3 elementi: sensore, trasmettitore, lettore;
  2. Il DexcomG6 è un sensore classificato come CGM (continous glucose monitoring);
  3. Come tale, comunica con il lettore tramite tecnologia Bluetooth, e quindi è possibile impostare degli allarmi che avvisano quando il glucosio è fuori range;
  4. Le statistiche relative alla glicemia sono consultabili nel sito o nell’app Clarity;
  5. I punti di debolezza di DexcomG6 sono la dimensione/visibilità del sensore ed il cerotto che tende troppo presto a staccarsi.

6 pensieri riguardo “DexcomG6: la mia personale esperienza”

  1. Come sempre chiaro, preciso, dettagliato, insomma il top!!! Credo che questi articoli siano veramente utili a fare chiarezza e quindi ad aiutare chi magari non conosce questi strumenti o pur conoscendoli, non sa come utilizzarli appieno!!!!

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