Cosa fare se ci si inietta l’insulina rapida al posto di quella basale?

La storia di come mi sono gestita pensando «finchè c’è zucchero c’è speranza»

Il titolo dell’articolo è anche la domanda che ho cercato su Google venerdì 10 Aprile dopo essermi iniettata 17u di Fiasp nella chiappa al posto delle canoniche 17u di Tresiba. Sono viva e vegeta per raccontarlo quindi, se sei capitato nel mio articolo perchè anche tu hai fatto questo errore, mantieni calma e sangue freddo. Anche tu starai bene e racconterai a 120 anni questa storia ai tuoi nipoti.

1. prendi il glucagone che hai in frigo e leggi le istruzioni nel bugiardino. Vai al punto “come usare il kit”. Se sei un adulto la dose raccomandata è di tutto il contenuto. Inietta la dose sotto pelle o nel muscolo. Monitora la glicemia fino a 4 ore dopo.
2. se non hai il glucagone non impanicarti. Finchè c’è zucchero c’è speranza.
3. inizia ad assumere immediatamente lo zucchero. Puoi scioglierlo sotto la lingua (che è irrorata di vasi sanguigni e assorbe più in fretta lo zucchero) oppure scioglilo nell’acqua e bevila. Assicurati che sia tanto zucchero e non i canonici 15 g.
4. se vivi con qualcuno informalo subito dell’accaduto e fatti portare al pronto soccorso o dalla guardia medica. Se abiti da solo chiama subito il 118 e spiega chiaramente la situazione dicendo che necessiti di immediato soccorso.
5. il pronto soccorso e la guardia medica sono gli unici che possono darti del glucagone a notte fonda. Il farmacista della farmacia di turno non ti può dare il glucagone perchè deve essere prescritto dal medico curante.
6. continua ad assumere zucchero nel tragitto da casa tua all’ospedale. Non uscire di casa se non hai con te grandi quantità di zucchero da continuare ad ingerire.
7. non farti una colpa per il tuo errore ma stai molto più attento nell’usare le penne. Studia una migliore strategia per differenziarle. Ad esempio, usa due astucci diversi e scrivi giorno nell’astuccio per l’insulina rapida e notte nell’astuccio dell’insulina basale;
8. condividi la tua storia.

Ora ti racconto la mia

In 12 anni da persona con diabete non mi era mai accaduto di compiere un errore del genere. Venerdì 10 Aprile è stato per me il “focaccia day”. A fine giornata mi sentivo un pò affaticata dalla gestione delle lunghe preparazioni e dalla cottura al forno a legna. Dopo cena decisi quindi di sdraiarmi nel divano per riposare e guardare un film. Purtroppo la palpebra si era fatta calante e prima che io potessi pronunciare la parola «pigiama» ero già tra le braccia di Morfeo. Mi sono risvegliata diverse ore dopo col pensiero pungente del controllo della glicemia. Avvicinai il lettore al sensore ed ecco un bel valore in verde! La mia mente – felice – si tranquillizzò subito per il buon impatto glicemico con la focaccia. Subito dopo però il pensiero si spostò dalla glicemia all’ormone da cui essa dipende: l’insulina.

Non avevo fatto la basale alle 22:00 ed erano già le 23:30. Mi alzai stordita ed in un baleno ero già dall’altra parte della stanza con la mano dentro l’astuccio dal quale presi una delle due penne di insulina. Un gesto banale, ripetitivo, che compio ogni giorno dal lontano Settembre del 2008. «togliere il tappo grande… il tappino bianco piccolo lo stringo tra le labbra….abbasso il pantalone quanto basta per scoprire il lembo di pelle della natica sinistra…poi seleziono 17u e affondo l’ago sotto la pelle..premo..fatto».

E poi il danno. Guardai il colore della penna e la plastica attorno all’ampolla d’insulina era rossa, non verde! Rossa is the new green? No! Avevo scambiato l’insulina ultrarapida con quella basale. Mi ero appena guadagnata un biglietto di sola andata verso la fabbrica di Eridania.

Il mio primo pensiero fu: niente panico. Perchè nella sfortuna in precedenza ero stata fortunata – o per lo meno pratica – perchè dall’inizio della quarantena avevo iniziato a segnare su un diario tutti i miei (passatemi il termine) parametri vitali. Sapete quella tabella conosci te stesso che vi avevo messo qui? Avevo compilato di nuovo tutto per filo e per segno.

Scoprii che 1u mi abbassava la glicemia di 70 mg/dL in due ore, che il mio rapporto insulina carboidrati di notte è 1:20 e che la regola del 15 in me è così: 15 g di zucchero mi sollevavano la glicemia di circa 25 mg/dL in 15 minuti di tempo. Il problema è che io non stavo andando incontro ad un’ipoglicemia di 50 mg/dL postprandiale causata da una unità in più del dovuto. Stavo andando incontro alle unità che faccio per il pranzo di Natale più quello di Pasqua. Mi precipitai verso il frigo per cercare il glucagone. Tragitto inutile perchè l’avevo buttato a ottobre in quanto scaduto (e mai più ricomprato perchè pensavo “mi so gestire, non mi serve!”). Sbagliatissimo.

Quindi presi il telefono e cercai il titolo del mio articolo, trovando solo un botta e risposta del 2010 nel quale una mamma aveva fatto questo errore sul figlio. Caratterialmente ho sempre avuto la tendenza a non lamentarmi e non voler disturbare quindi per la prima ora e mezzo non avvisai mia mamma, agendo autonomamente: sbagliatissimo, ma comunque, andiamo avanti.

Secondo i parametri personali sapevo che per compensare 17u mi sarebbero serviti approssimativamente 350 g di zucchero e un pacchetto di crakers per tenere a bada la glicemia nelle lunghe distanze.

Delle due ore successive ricordo solo la nausea per aver ingurgitato 350 g grammi di zucchero e quella glicemia che non è mai salita – e neanche mai scesa – sotto i 60 mg/dL. Un fil rouge che mi teneva nell’incertezza. Dopo due ore di monitoraggio con l’avviso «glucosio in diminuzione» finalmente mi decisi a svegliare mia mamma e chiamare la farmacia di turno e poi la guardia medica.
La dottoressa in guardia medica mi disse di andare subito dal lei. Mamma agì con prontezza e determinazione e in brevissimo tempo, superando indenni la pattuglia della polizia ai tempi del coronavirus, arrivammo dalla guardia medica che ci consegnò il glucagone ma non ci diede nessuna delucidazione in merito. Arrivate a casa, poichè nel frattempo la glicemia stava aumentando lentamente, riflettemmo sul da farsi: iniettare il glucagone o attendere monitorando la glicemia? Decidemmo di trascorrere la notte in bianco per controllare le glicemie. Intanto la prima zanzara della stagione approfittò della situazione e mi bombardò di pizzichi attratta dal mio sangue zuccherino.

La glicemia continuò a salire e dopo 4 ore dall’inizio dell’errore ho avuto la glicemia a 350 mg/dL. Fu solo allora che iniziai ad apportare le prime caute correzioni.

Cosa mi ha salvato la vita oltre allo zucchero, la prontezza di mia mamma, la guardia medica e avere la possibilità di iniettarmi il glucagone?

Il mio sangue freddo, conoscere il mio diabete ed avere il sensore. Questi punti sono tutti in equilibrio e tutti importanti allo stesso modo ma vi dico niente vale più del conoscere se stessi e come il nostro fisico reagisce all’assunzione di carboidrati e dell’insulina. E poi il sensore, perchè non sarei stata così solerte se avessi dovuto monitorare la glicemia con la capillare. Quel gesto di avvicinare il lettore al sensore mi ha tenuta vigile e attenta; mi ha salvato la vita consentendomi di misurare la glicemia ogni 5 minuti e non mi ha fatto cadere nello sconforto.

Ragazzi mi raccomando tenete sempre il glucagone nel frigo e non abbiate problemi a chiedere aiuto.

Non esitate se avete bisogno di parlare dell’accaduto…fatelo subito! Non colpevolizzatevi se doveste incorrere in questo errore perchè può accadere a chiunque!

Io mi sono fatta un bel pianto il giorno dopo e ho sentito il bisogno di parlane con gli affetti più stretti. Perchè mi sentivo triste al pensiero di essermi messa in pericolo. Parlarne mi ha aiutata a ricordare che gli errori – per quanto siano difficili da accettare – servono per imparare e mai per frenare.

Sbagliando si impara per se stessi ma sbagliando si impara anche per gli altri. È difficile ma importante metterci la faccia e raccontarsi perché solo trasferendo esperienze e conoscenze metteremo in sicurezza il maggior numero di persone possibile.

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