Alcol e Diabete

Disclaimer: non vogliamo indurvi a bere o, in alcun modo, incentivare l’utilizzo di alcolici.
L’obiettivo di questo articolo è condividere informazioni su un tema di cui, purtroppo, con i nostri medici parliamo poco.

Normalmente ci si passa sopra brevemente – “beve?” “Mah, normale…un bicchiere ogni tanto….sa, l’aperitivo…” “ecco vediamo di limitare, non fa bene”, liberamente tratto da Serie di conversazioni tipo col diabetologo.

Acqua a parte, il costituente fondamentale e caratteristico di ogni bevanda alcolica è l’etanolo, sostanza estranea all’organismo e non essenziale, anzi per molti versi tossica. Il corpo umano è per lo più in grado di sopportare l’etanolo senza evidenti danni, a patto che si rimanga entro i limiti di quello che si intende oggi come consumo moderato, cosa su cui torneremo tra poco.

Gli Alcoli, tra cui l’Alcol Etilico (o Etanolo, EtOH), sono una classe di composti organici, naturali o di sintesi, si trovano spesso sotto forma di liquidi e possono essere mescolati all’acqua, formando soluzioni alcoliche. 

Nelle bevande alcoliche, come detto, è presente l’Alcol Etilico, un composto alcolico naturale, ottenuto dalla fermentazione degli zuccheri.
Wikipedia indica tutta una serie di simpatici utilizzi del nostro amico Etanolo (tra cui, amici, vi ricordo il disinfettarvi la panza prima di fare la puntura!), ma a me non piace troppo essere prolissa quindi passo subito all’utilizzo in ambito alimentare.

Nelle bevande alcoliche si può trovare alcol in percentuali variabili: si passa dalla birra, in cui è solitamente presente abbondantemente al di sotto del 10%, ai vini (tra 5 e 20%), per poi passare a percentuali maggiori per amari (20-40%) e distillati (dove è presente in quantità molto superiori).
Chiaramente, una bevanda composta da miscele di più bevande alcoliche, vedrà dipendere il suo quantitativo di alcol etilico dal quantitativo presente nelle diverse bevande usate. 

Nonostante gli alcolici non contengano alcun nutriente di per sé, apportano comunque 7kcal/grammo ingerito ma, soprattutto, son spesso miscelati con sciroppi o soluzioni ricche di zuccheri semplici, aromi e coloranti, per modularne sapore e odore. 

Dunque, se non apportano nutrienti – ma calorie – una volta ingeriti, che fine fanno questi alcolici? 

Quasi tutto l’etanolo ingerito (90%) viene metabolizzato (“smaltito”) dal fegato, contro solo un 10% a livello dello stomaco.
Nel fegato, attraverso varie reazioni biochimiche, l’etanolo è dapprima convertito ad aldeide acetica, acido acetico e, infine, viene trasformato in acetato; quest’ultimo è ulteriormente processato ad acetil coenzima A (acetil-CoA), utilizzato in seguito dalle cellule per tutta una serie di meccanismi di cui non sto qui a parlarvi. La cosa da ricordare è che, in condizioni normali, viene smaltito e riutilizzato sotto altre forme. Fin qui tutto okay.

Per non entrare troppo nel dettaglio e tentare di farla breve e concisa, è bene ricordare che il fegato non è deputato solo a metabolizzare gli alcolici, ma ha tante altre funzioni, tra cui occuparsi di rilasciare zuccheri in momenti in cui la glicemia tende ad abbassarsi, processo chiamato gluconeogenesi, diretto da niente popodimeno che Mr. Glucagone. 

Facile capire che, se il nostro fegato è impegnato a smaltire i 5 Spritz con Campari che ci siamo allegramente buttati giù, non sarà in grado anche di rilasciare glucosio per risollevarci da un’ipoglicemia. 

Questo è un problema per le persone senza diabete, ma lo è ancor di più per noi, in quanto il nostro fabbisogno di insulina cala, riuscire a calibrare le dosi e capire quante unità fare diventa più difficile ma, soprattutto: questo effetto ipoglicemizzante perdura per molte ore oltre la bevuta, quindi l’attenzione riguardo la terapia insulinica va mantenuta anche il giorno successivo all’ingestione di alcolici.

In ogni caso, è stato recentemente evidenziato che, sebbene esistano alcuni – pochi – effetti positivi dell’alcol, questi effetti andrebbero irremediabilmente persi qualora si consumasse un quantitativo maggiore di alcol etilico (cca. 5 unità alcoliche), anche solo per un unico episodio. 

Oltre all’ipoglicemia, sappiamo tutti bene che l’utilizzo – e abuso – di alcol determina problematiche serie, ma il focus di questo articolo è spiegare cosa succede a livello glicemico e a cosa prestare maggiore attenzione, ma qualche cenno è obbligo farlo. 

Tra gli effetti acuti, è giusto rammentare l’alterazione delle capacità di attenzione e alterazioni comportamentali, indebolimento dei riflessi e della percezione di sé stessi e di ciò che ci circonda, riduzione della visione e, infine, intossicazione più o meno grave – con sintomatologia varia – in base alla gradazione alcolica ingerita. 

In cronico, l’abuso di alcol provoca danni a vari sistemi: da danni a livello del sistema nervoso centrale (psicosi, allucinazioni, neuropatia periferica), gastriti, ulcere, cirrosi, danni a livello cardiovascolare e aumento di rischio di insorgenza di alcuni tipi di tumore. 

E’ inoltre sempre bene ricordare che, essendo metabolizzato a livello epatico, il consumo di alcol può inficiare sul corretto metabolismo di alcuni farmaci: è per questo bene far attenzione al consumo di alcolici, in caso di terapia acuta o cronica con diverse classi medicinali. 

Le linee guida indicano, come già accennato, di non superare il consumo giornaliero di:

2 Unità Alcoliche (U.A.) al giorno per l’uomo
1 U.A. al giorno per la donna
1 U.A. al giorno per l’anziano ultra 65enne
1 U.A. al giorno dopo i 18 anni e prima dei 21 anni 
ZERO consumo di alcol prima dei 18 anni

Per unità alcolica si intendono 12g di alcol etilico; nell’immagine sottostante, è evidenziato il contenuto di unità alcoliche per alcune bevande più consumate.

Ve lo dico già, furbacchioni: non vale che fare i bravi per 4 giorni e tra venerdì e sabato sera vi bevete 8 drink, anzi, questo è ancora peggio.

In generale, oltre ai limiti in quantitativo di unità alcoliche che andrebbero rispettate, si dovrebbe evitare di bere a stomaco vuoto – per rallentare il tempo di svuotamento gastrico, e quindi il picco di alcolemia. Inoltre, accompagnare l’assunzione di bevande alcoliche all’assunzione di cibo, aiuta a prevenire abbassamenti glicemici.

Altra accortezza è quella di bere dell’acqua per mantenersi idratati.

Inoltre, più importante di qualsiasi altro consiglio – ma che col diabete c’entra poco: se bevete non guidate, mai. 

Chiaro è che, se i consigli per persone normopancreatiche prevedono l’accompagnare cibo ad alcolici per evitare fastidiose ipoglicemie, per noi questo deve essere sottolineato ancor di più.

Non bere quindi mai a stomaco vuoto e, anzi, assicurarsi sempre una giusta quota di carboidrati insieme al drink preferito. 

Attenzione però, che le insidie son sempre dietro l’angolo: moltissimi drink e vini dolci sono ricchi di zuccheri, e la birra stessa apporta un buon quantitativo di CHO, di cui si deve tenere in conto al momento di prendere scelte inerenti la terapia insulinica.

Capite quindi che riuscire a non commettere errori non sia semplicissimo, ma a tutto c’è una soluzione.

Parlarne con il diabetologo resta comunque il mio consiglio preferito, soprattutto se siete alle prime armi e non sapete come comportarvi di fronte ad un bicchiere di vino.

In linea generale, ricordiamoci di stimare il quantitativo di carboidrati presenti sia nel pasto che vogliamo consumare, sia nelle bevande alcoliche e, nel caso si scelga di consumare vini dolci o drink particolari (ricchi ad esempio di sciroppi), ricordiamoci che l’iperglicemia potrebbe arrivare abbastanza rapidamente, ma che dopo circa 6/8 ore si rischia invece un abbassamento del quantitativo di glucosio nel sangue quindi….pazienza e misurazioni un po’ frequenti.

A livello pratico, di seguito riportiamo qualche esempio di quantitativo di CHO per drink – chiaramente prendete tutto con le pinze, perché dipende dal volume di alcolico che vi servono!

  • 1 birra (330 ml): 11CHO
  • 1 calice Vino – non dolce: dai 2 ai 3 grammi CHO
  • 1 calice di Vino Dolce: fino a 15g CHO
  • Cocktail da Aperitivo (Spritz, Americano, Negroni): 12/18g CHO per bicchiere medio
  • Gin liscio: 0g CHO 
  • Vodka liscia: 0g CHO
  • Whiskey Sour: 18g CHO per bicchiere medio
  • Mojito: 15/20g CHO per bicchiere (qui dipende da quanto zucchero ci mettono!)
  • Moscow Mule: circa 22/27g CHO per bicchiere (dovuto al Ginger Beer)
  • Amari: da 11 a 20g CHO (dipende chiaramente dal tipo)

Attenzione ragazzi, inoltre, a tutti i drink analcolici: sono spesso miscelati con bevande analcoliche e succhi di frutta e sciroppi, quindi in questo caso state molto attenti e prevedete di fare insulina prima di consumarli.

Articoli consultati:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...