Riflessioni di un genitore diabetico

Il problema è che pensi di avere tempo (Buddha)

Quando, nell’agosto del 2014, il diabete di tipo 1 fece capolino nella mia vita, ero sposato da poco più di 2 anni. Non accolsi questa “novità” con eccesiva preoccupazione, perché ero convinto (ed oggi lo sono ancor di più) che esistessero malattie e condizioni molto peggiori della mia. Inutile negare, tuttavia, che la mia testa si riempì di dubbi ed incertezze, riassumibili in un’unica, grande domanda: potrò comunque perseguire il mio progetto di vita, nonostante il diabete?

Avevo 28 anni, ero agli inizi del mio percorso professionale, ero sposato da 2 anni, e non avevo ancora figli. Inutile dire quali fossero le mie aspirazioni per gli anni a venire. Tuttavia, ciò che prima sembrava ampiamente alla portata e quasi scontato, improvvisamente era diventato complicato ed incerto.

Per fortuna non mi abbandonai allo sconforto, e dopo essere stato attraversato da un mix di sentimenti e pensieri contrastanti, mi sforzai di accettare il fatto che la condizione di diabetico mi avrebbe inesorabilmente accompagnato per tutta la vita. Cosa potevo fare? Mollare tutto e dire: “ok, ci rinuncio, ho il diabete!”, oppure far tesoro di quello schiaffo, per ridefinire le priorità ed impostare una vita diversa, ma non peggiore.

Ero convinto di poter ottenere gli stessi traguardi, ma sapevo che per farlo avrei dovuto faticare più di prima, ed in generale più di quanto dovrebbe fare una persona sana. Decisi che comunque i miei progetti, nuovi o pregressi che fossero, sarebbero necessariamente dovuti essere compatibili con un concetto che misi subito al centro della mia vita: il concetto di salute.

Per me, vivere in salute significa ricavarsi il tempo per svolgere tutte quelle attività necessarie ad ottimizzare la gestione del diabete, e di conseguenza del benessere in generale. Lo sport, la pianificazione dell’alimentazione, le visite mediche periodiche, il reperimento di informazioni attendibili, e così via (e perché no, anche la scrittura!).

All’inizio era facile, ma poi gli impegni sono gradualmente aumentati, ed oggi mi trovo sicuramente nel periodo più complicato da dover affrontare. In particolare sono 2 i fattori che, lavoro a parte, assorbono praticamente tutto il mio tempo (sonno compreso!): lo sport, ed i figli.

Dello sport ho già ampiamente trattato in questo articolo per cui, oggi, non mi resta che raccontarvi lo strano rapporto che ho scoperto esistere tra i figli ed il diabete di tipo 1!

Avevo in mente di scrivere un articolo su come un genitore diabetico di tipo 1 prova a barcamenarsi nella gestione dei figli piccoli, ma non avevo le idee chiare. Poi è arrivato il Covid-19 che, nella sua estrema drammaticità, mi ha dato l’opportunità di vivere l’inimmaginabile esperienza di trascorrere un mese intero in casa con la mia famiglia, occupandomi di Emma (4 anni e mezzo all’epoca) e Andrea (10 mesi all’epoca) a tempo pieno (con mamma in smart working).

Lo ammetto, ci sono stati giorni duri. Ho avuto momenti di sconforto e frustrazione, che si trasformavano in nervosismo, che poi diventava senso di colpa. Un ciclo di emozioni che già conoscevo, e che mi ha fatto venire in mente che il diabete ha molte cose in comune con…un bambino!

Per quanto mi sembrasse assurdo, più ragionavano e più emergevano similitudini che a me parevano assolutamente verosimili! Ne esistono almeno 12, ma sicuramente me ne sfugge qualcuna.

Provo ad elencare cosa, secondo me, hanno in comune il diabete di tipo 1 ed un bambino:

  1. Scelgono spesso il momento meno opportuno: che sia un cambio di pannolino, un capriccio o l’ipoglicemia, spesso non puoi prevedere quando accadrà, ma sai che molto probabilmente sarà nel momento sbagliato. Quando poi il momento sbagliato coincide per entrambi, allora si scatena la tempesta perfetta! Avete mai provato a gestire 2 infanti scalmanati nel bel mezzo di un’ipoglicemia???
  2. Fanno i capricci: un giorno con il TIME IN RANGE al 100% accade con la stessa frequenza di un giorno senza pianti per un bimbo;
  3. Richiedono un equipaggiamento da portare sempre dietro: credo che qui non ci sia nulla da spiegare…
  4. Vanno ascoltati e a volte assecondati: ci sono situazioni in cui bisogna mollare tutto ciò che si sta facendo per ascoltare la propria glicemia. Anche per quanto riguarda i bimbi, ci sono dei momenti fondamentali in cui vanno ascoltati, assecondati e compresi;
  5. Vanno educati: ci sono anche dei momenti in cui ci vuole determinazione, perché è vero che il diabete ci cambia la vita, ma non può certo impedirci di vivere. “Educare il diabete” non significa, ovviamente, insegnare qualcosa a lui, ma a noi stessi. Forzarci a spingerci ogni giorno un po’ più in là, in modo da avere una comfort zone sempre più ampia, riducendo le rinunce che facciamo per paura di sbagliare. Che si educhi il diabete, o un figlio, lo si fa comunque per costruire un futuro migliore.
  6. Ogni giorno ti insegnano qualcosa: ogni giorno prendo lezioni, dal diabete e dai miei figli. Posso assicurarvelo!
  7. Ti rendono una persona migliore: più attenta, più consapevole. La leggerezza con cui approcciavo l’alimentazione e lo sport prima del diabete, è pari alla leggerezza con cui leggevo o ascoltavo le notizie dal Mondo prima che diventassi padre.
  8. Ti tengono sveglio di notte: negli ultimi anni il mio sonno è decisamente scaduto sia termini di quantità che di qualità. Basterebbe considerare che si dice che, quando arriva un figlio, si dorme con un occhio chiuso ed uno aperto. Io ho due figli e gli allarmi del DexcomG6, per cui riuscirei a tenere un occhio chiuso la notte, solo se ne avessi 4!!
  9. Ti riportano alle vere priorità: non esiste nulla di più importante, nella vita, degli affetti e della salute. A me il diabete ha insegnato a non dare mai niente per scontato, ed i miei figli mi hanno insegnato il valore del tempo;
  10. Esigono tempo: sono finiti i giorni in cui ero io il padrone del mio tempo. Oggi, gran parte della mia giornata la trascorro a compiere azioni pro-diabete che per una persona sana appaiono come fantascienza: 2 ore di sport, 6-8 iniezioni di insulina (ciascuna frutto di calcoli assurdi e molto approssimativi), scelta di cosa mangiare nella giornata successiva, eventuale cambio del sensore, eventuali (e frequenti) correzioni di ipo o iperglicemie, pungidito a bisogno, visite specialistiche di routine, ecc, ecc. Ed oggi siamo fortunati ad avere tutto ciò! Ed un figlio? Beh, il tempo che ci chiede è sicuramente più gradevole di quello per il diabete, ma non meno impegnativo!
  11. Costano! 
  12. Se li trascuri, te ne pentirai quando sarai vecchio: il tempo non torna indietro. La nostra salute, ed i figli, meritano tutto il tempo necessario, ed anche di più.

Purtroppo no, diabete e figli piccoli non vanno molto d’accordo. Si comportano un po’ alla stessa maniera, tanto che a volte, quando mi domandano quanti figli io abbia, scherzosamente rispondo “3”! La piccola grande differenza è che con i figli ci metti l’anima, mentre il diabete resta solo una rogna da gestire.

Però va fatto, e va fatto adesso, ogni giorno! E guai a vivere bramando il futuro, augurandosi che il tempo scorra velocemente, in attesa di giorni migliori. Nei miei periodi più difficili, mi sforzo di pensare al 12esimo punto dell’elenco.

Spesso sono stanco, un po’ stressato e, a seconda della glicemia, anche nervoso. Ma sono felice, e questa è la cosa più importante.

2 pensieri riguardo “Riflessioni di un genitore diabetico”

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