Cinque consigli per prepararsi alla visita in diabetologia

C’è chi la fa ogni tre mesi, chi ogni sei, chi una volta all’anno. Dipende da tantissimi fattori, ma una cosa è certa: la visita in diabetologia è una tappa fissa per ogni diabetico di tipo 1.

Ricordo che alle prime visite addirittura prendevo appunti. L’avete fatto anche voi? La voglia di imparare, di capire perché succedevano certe cose, di vedere cosa sarebbe successo se avessi cambiato i rapporti, o se avessi mangiato qualcosa di nuovo.

Adesso sono più rilassata. A distanza di un po’ di anni col diabete di tipo 1, posso dire di aver raggiunto il mio equilibrio e vado abbastanza rilassata alla visita, quindi ecco a voi cinque consigli che ho imparato nel tempo e che avrei voluto dare a me stessa neo-diagnosticata.

1. Preparati

Vi ricordate quando compilavamo il diario cartaceo? Io, nonostante la diagnosi in tempi già tecnologicamente avanzati, l’ho fatto per un anno. Che bei ricordi: la diabetologa che mi sottolineava le ipo con l’evidenziatore giallo, io che cercavo di capirci qualcosa e ovviamente tornavo a casa più confusa di prima.

In seguito abbiamo cambiato sistema. Era la diabetologia a collegare il mio glucometro al computer e scaricare tutti i dati. Fortunatamente la tecnologia avanza e adesso, qui a Milano, il mio medico usa Diasend, quindi non devo fare assolutamente nulla.

Diasend è un programma che raccoglie i dati dei glucometri o dei sensori (Dexcom nel mio caso) e crea delle statistiche e dei grafici svelando pattern e mostrando facilmente le medie glicemiche in un dato periodo. Al di là dell’uso che viene fatto in diabetologia, è molto utile anche a livello personale, per visionare l’andamento e una previsione di glicata. In realtà anche l’app di Dexcom Clarity è in grado di creare gli stessi grafici. Ce ne aveva parlato Michele qui.

Informatevi prima su quale sistema adotti la vostra diabetologia di competenza: potrebbero chiedervi di scaricare i dati, oppure dovrete portare glucometro o lettore FGM. In ogni caso, sempre meglio saperlo un po’ prima, soprattutto per evitare spiacevoli sorprese.

2. Chiedi

Non aver paura di chiedere. Non esistono domande stupide per quanto riguarda il diabete (o qualsiasi altra malattia cronica), e i medici sono lì per questo. Chiedi, fai tutte le domande che vuoi, cerca di capire perché succedono certe cose: scommettiamo che le domande che ti vengono in mente le avranno già fatte, prima di te, tantissime altre persone?

Se ti sei preparato e hai osservato i pattern – con un CGM come Dexcom è più facile, ma è possibile farlo anche col Freestyle o con i glucometri manuali, sono sicura che ti verranno in mente tantissimi dubbi. Per esempio, se vedi delle iperglicemie o delle ipoglicemie che si ripetono in alcuni momenti della giornata, non aver paura di farlo notare, chiedendo quale sia la soluzione migliore.

Abbiamo la fortuna di poter modificare la terapia in base al nostro stile di vita, e il diabetologo ci può aiutare a trovare quale sia la soluzione giusta per noi.

3. Nessuno ti giudica

Il diabetologo non giudica (nessun medico che possa definirsi tale lo fa). Dunque rilassati quando vai alla visita, anche se hai avuto un brutto periodo, anche se nulla sembra andare per il verso giusto.

L’andamento delle glicemie non dovrebbe avere alcun giudizio di valore. Così come te, il diabetologo vede tantissimi altri pazienti che sono alle prese con una malattia complicatissima come la nostra. Nessuno è perfetto e non siamo in una competizione nella quale il diabetico migliore vince.

Spesso siamo noi stessi che, dovendo gestire il diabete 24 ore su 24, ci sentiamo in difetto quando le glicemie non collaborano. Ma questo può succedere per tantissimi motivi: gli ormoni, nuove attività sportive, nuove ricette. Uno dei motivi per cui non può succedere? Il fatto che tu sia un paziente più o meno bravo. Non a caso non ci sono classifiche.

4. Smetti di giustificarti

Hai mangiato cornetto e capuccino a colazione per due settimane di fila?
…..e quindi?

Smetti di giustificarti. Siamo tutti esseri umani, e non possiamo pretendere di controllare ogni secondo della nostra vita. Gli imprevisti succedono, i periodi in cui non abbiamo tempo di cucinare anche, ma in ogni caso: smettila di giustificarti.

Non ti è venuto il diabete perché hai mangiato troppo zucchero, e non sei un cattivo diabetico per il solo fatto di aver avuto qualche alto e basso. Spesso cadiamo nella trappola di dover giustificare ogni singola azione che ci causa, per esempio, una iperglicemia: a volte succede e basta. Si corregge e si va avanti, cercando di non farci rovinare la giornata (per quanto possibile).

5. Fatti indirizzare

Se pensi di avere qualche problema nel gestire l’alimentazione, o se hai bisogno di un supporto a livello psicologico, non aver paura di chiedere al tuo diabetologo di indirizzarti verso queste figure. Il team perfetto di diabetologia dovrebbe già comprenderle, ma sappiamo che spesso non è così. In ogni caso, il diabetologo è lì anche per questo.

Avere una malattia cronica non rende automaticamente dei malati perfetti, esperti di diabete, salute mentale e nutrizione. Da quando l’ho capito, il mio carico mentale si è notevolmente ridimensionato e la mia salute mentale è decisamente migliorata.

E’ facile però dimenticarsene, perché viviamo il diabete ogni giorno e perché siamo abituati a pensare che i nostri numeri riflettano il nostro essere bravi o cattivi diabetici. Non è così. Dobbiamo smettere di pensare alla nostra vita come a un grafico costante, e dobbiamo affrontare le visite in daibetologia per quello che sono: dei check up per controllare lo status del nostro compagno di viaggio, per capire cosa possiamo fare meglio e per prendere la direzione giusta nei prossimi mesi.

Come si svolge la visita in diabetologia?

Facciamo un passo indietro: tutto inizia con la visita precedente, nella quale il vostro diabetologo vi dirà quali esami fare (solitamente glicata e altri esami legati a complicanze) e quando vi rivedrete. Come ho detto all’inizio, la visita può essere ogni tre, sei o dodici mesi: dipende da quanto tempo siete stati diagnosticati e da altri fattori come per esempio i risultati degli esami precedenti.

Il giorno del prelievo pregate di non trovare dei tirocinanti, come è capitato a me: renderanno l’esperienza molto più sgradevole. Solitamente viene prescritto il controllo della glicata (in quel caso potete fare colazione, lo sapevate?) oppure, molto più frequentemente, il controllo della glicata viene assoicato ad altri esami: fondo dell’occhio, colesterolo, altri esami specifici per sondare se ci sia lo spettro di qualche complicanza.

Ricordatevi di portare con voi a visita i risultati. Dipende molto dalla diabetologia che vi segue (dove venivo seguita prima chiedevano non solo le ultime analisi, ma anche quelle precedenti. Sarà la prima cosa che il diabetologo vi chiede e da lì avrà inizio tutta la visita.

Il secondo step è visionare, appunto, il grafico delle medie glicemiche, oppure i valori glicemici presi dal glucometro lungo l’arco della giornata. Lo scopo è quello di capire se ci siano dei momenti in cui c’è qualcosa che non va: per esempio, in questa mia ultima visita, il diabetologo ha notato che durante il pomeriggio la glicemia tendeva a scendere più del dovuto. A volte arrivavo prima di cena a rischio ipoglicemia: abbiamo abbassato la basale e adesso, a distanza di qualche giorno, ho una linea stabile e riesco a gestire meglio anche le merende.

Dopo aver ascoltato le eventuali modifiche e i consigli del diabetologo, è il momento delle domande. Non esistono domande giuste o sbagliate, quindi buttatevi: chiedete, chiedete e richiedete tutto quello che vi viene in mente e che pensate vi possa essere utile per i mesi successivi.

In più, se avete bisogno di qualche accertamento, discutetene con la diabetologia. Il mio medico mi ha spiegato, per esempio, che non vede necessità di farmi fare degli esami specifici per complicanze prima di cinque anni di diabete; nella diabetologia dov’ero prima invece la dottoressa mi faceva fare regolarmente l’esame del fondo dell’occhio (anche perché sono miope come una talpa).

Insomma, questo è il modello di visita standard, se così si può definire e sempre che ce ne sia uno. Che dite, vi ci ritrovate o le vostre visite sono totalmente diverse?

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