La sfida definitiva: penne contro microinfusore

Pregi e difetti delle due terapie

L’eterno dilemma del diabete di tipo 1: rimango alle penne, o provo il microinfusore? Non esistono risposte giuste o sbagliate. Tutto dipende dal nostro stile di vita, dalle nostre preferenze personali e dalla nostra comodità.

Per vostra fortuna, noi di cronache condividiamo il nome ma, per ora, non la metodologia di gestione della terapia: Michele utilizza le penne, Michela è passata al microinfusore l’anno scorso.

Abbiamo deciso di scrivere un articolo doppio, per rispondere alle domande più comuni.

Michele: perché le penne?

La mia decisione non è frutto di un’analisi comparativa. Infatti, da quando nel 2014 ho scoperto di essere diabetico, ho sempre e solo utilizzato le penne di insulina. Ad oggi, la mia terapia insulinica prevede Tresiba come basale e Novomix70 come rapida.

L’idea che ho del microinfusore è quella di un oggetto attaccato addosso, potenzialmente scomodo e delicato. Certo, non dovrei pensare più al “rito” della singola iniezioni ma, una volta assolta questa incombenza, non avrei più nulla attaccato addosso relativo al diabete (Dexcom a parte).

La mia resistenza nei confronti del microinfusore non è di natura estetica, perché non mi sono mai vergognato di mostrare gli attrezzi del mestiere in pubblico. Non è neanche per ragioni di comfort, o almeno non del tutto.

Ho almeno 2 buoni motivi per restare alle penne:

1 – ad oggi riesco ancora a gestire bene la mia glicemia con le penne. Forse grazie al tanto sport che faccio, o all’attenzione che pongo sull’alimentazione, o magari ad entrambi (o a nessuno dei due, e si tratta di pura fortuna), non ho particolari episodi di ipo o iperglicemia che sfuggono alla normale logica degli eventi.

2 – il mio sport è la corsa, e quando corri, meno roba hai addosso e più sei libero e veloce. Come più volte scritto, mi alleno 7 su 7, con 4 allenamenti di corsa e 3 di potenziamento: tante docce, tanti cambi di vestiti. Sarebbe davvero complicato fare tutto ciò con dispositivo, catetere e quant’altro.

Detto ciò, l’evoluzione fa parte della mia natura, e gli strumenti non mancano! Ci sono microinfusori sempre più evoluti, più piccoli, senza catetere, “smart” (perché comunicano con il sensore e decidono quanta insulina erogare minuto per minuto). Sarebbe da sciocchi snobbarli completamente.

Inoltre, la glicemia è assolutamente infida. Credi di averla in pugno, ma da un giorno all’altro cambia radicalmente le sue abitudini e si infila tra le pieghe della tua consolidata gestione!

Insomma, oggi penne, domani chissà. Conta solo una cosa: il risultato!

Michela: perché il microinfusore?

Ho deciso di passare il microinfusore un anno fa. Avevo problemi nel gestire la basale, ero già passata da Lantus a Toujeo e non riuscivo a trovare la soluzione per stabilizzare la glicemia. Dopo circa mezza giornata la basale diventava inesistente, ed ero costretta a farmi due correzioni a metà pomeriggio, fino alla successiva iniezione di basale.

Ho iniziato a valutare i vari modelli di microinfusore quando ho scoperto della possibilità di utilizzare una basale oraria: per ogni ora, i microinfusori sono in grado di erogare una quantità di insulina basale diversa in base alle esigenze del nostro corpo. Nel mio caso, ho necessità di avere un po’ più di basale durante il pomeriggio: con le penne sarebbe stato impossibile gestire questa variabilità, mentre col micro è bastato schiacciare due pulsanti.

Un’altra opzione che mi aiuta tantissimo è la possibilità di impostare diversi profili. E’ un’opzione che mi permette di essere flessibile e di adattare la basale a qualsiasi situazione: se cammino tanto ho un profilo basale leggermente più basso, per quando ho il ciclo ho un profilo leggermente più alto… le possibilità sono infinite e possono essere adattate in base a ciò che facciamo durante la giornata.

Il microinfusore mi aiuta a gestire anche meglio i pasti. Al ristorante non devo alzarmi la maglia e scoprire la pancia, azione sgradevole soprattutto in inverno, e quando sono in giro posso mangiare un gelato o fare aperitivo senza pensare alla mia voglia di fare o no un’iniezione.

Lo so, forse sono anche io a farmi troppi problemi: ma da quando ho il microinfusore ho iniziato a godermi gli spuntini fuori pasto o quelli non programmati. Poi è arrivata una pandemia, ma questo è un altro discorso…

Uno degli svantaggi più grandi del microinfusore è il fatto di doverlo portare sempre addosso. Esistono vari modelli, con o senza catetere, ma ovviamente tutti vanno in qualche modo “attaccati” al nostro corpo. Io mi sono abituata abbastanza in fretta, ma capisco che per alcuni possa essere un ostacolo non da poco.

Concludiamo

Riassumendo, sia le penne che il microinfusore hanno i loro pro e contro.

Le penne sono sicuramente meno invadenti rispetto al microinfusore, il quale lo devi tenere sempre attaccato addosso, ma sono anche più macchinose nella gestione del singolo bolo: prendi la penna, prendi l’aghetto, togli il tappo alla penna, togli il sigillo all’aghetto, avvita l’aghetto alle penna, scopri il sito di iniezione (e d’inverno può anche essere molto complicato), togli il tappino all’aghetto, fai uscire una goccia di insulina, carica le unità che intendi somministrare, “spara” l’insulina, svita l’aghetto, riattappa la penna, ricopri il sito di iniezione. Ah, il sito di iniezione andrebbe anche disinfettato prima e dopo la puntura.

Con il microinfusore? Basta inserire il numero di carboidrati, confermare eventuali correzioni, e il gioco è fatto!

Anche in termini di flessibilità vince il microinfusore, perché fa lavorare l’insulina rapida come una basale, erogando una data quantità in continuo. Questo significa che se vogliamo sospendere l’erogazione per un qualsiasi motivo, non avremo una coda lunga di azione residua dell’insulina. Possiamo aumentare o ridurre la basale nell’arco della stessa giornata, a seconda di sport, alimentazione o stati d’animo. Questa flessibilità con le penne non esiste.

A livello psicologico c’è forse il fatto che le penne fanno sentire “un pò meno diabetico” chi le utilizza, perché è vero che siamo insulino-dipendenti, ma con il microinfusore in bella vista questa dipendenza diventa conclamata.

C’è chi, con le penne, ottiene risultati brillanti e chi, con il microinfusore, giura di aver ottenuto valori di glicata mai avuti prima.

Siamo tutti diversi, con le nostre vite, i nostri hobby ed i nostri obiettivi.

La soluzione migliore in assoluto non esiste, esiste una soluzione ottimale e diversa per ciascuno di noi. La sfida sta nel trovare questa soluzione. Come? Con la curiosità, e la voglia di non accontentarsi mai!

Un pensiero riguardo “La sfida definitiva: penne contro microinfusore”

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