Un menù di Natale di tipo 1

Per molti il Natale è il momento più bello dell’anno: si mangia, si sta con la famiglia, si scartano i regali. Per molti diabetici di tipo 1, soprattutto per quanto riguarda cene e pranzi lunghissimi, può diventare un incubo.

Se infatti è facile fare una conta dei carboidrati sul normale pranzo del lunedì cucinato da noi e pesato, è perfettamente normale sentirsi spaesati di fronte a un intero banchetto o a diverse portate in un pranzo o cenone che durerà ore. E purtroppo, se la vostra famiglia è come la mia, non vi servirà a nulla tirare fuori la scusa della pandemia: anche se saremo solo io, mia madre e mio fratello, state sicuri che verranno servite almeno 15 portate.

Come gestire la situazione

…a livello pratico

Michela

Da quando ho il microinfusore, ammetto che affronto pranzi e cene con molta meno ansia. Correggermi è più facile, così come aggiungere due o tre unità in corsa se proprio voglio fare il bis di qualcosa.

In generale, di fronte a un pranzo complicato da affrontare, uso questi trucchi:

  • Cerco di capire qual è il menù, poi faccio una stima di quello che vorrei mangiare partendo dalle cose che mi piacciono di più.
    Nel mio caso, so che sarà difficile resistere ai ravioli o alle panadas: due piatti ricchi di carboidrati e difficili da gestire. Quando arrivano gli antipasti, mi concentro su verdure fresche e cotte, formaggio e altre cose che so che non mi faranno impazzire ancora prima di essere arrivata all’apice della mangiata.
  • Non faccio tutto il bolo subito: stiamo seduti per troppo tempo, e mi troverei in ipo dopo poco. Faccio un piccolo bolo antipasto, seguito da un bolo più corposo prima dei primi piatti. Anche qui dipende molto dalla vostra famiglia, dalle vostre abitudini…se fate un cenone di mezz’ora, potete anche tranquillamente spararvi tutte le unità necessarie in un solo colpo!
  • Non faccio mai il bolo del dolce prima di sapere se mangerò il dolce. Dopo un cenone impegnativo, capita spesso di essere strapieni… e nel mio caso, spesso in passato ho sbagliato, sopravvalutando le capacità del mio stomaco (e la quantità di alcol che avrei bevuto). Prima di fare il bolo del dolce guardo l’andamento della glicemia: se è tendente al ribasso, lo modifico. Se è alta, correggo e aspetto.

Michele

Ci sono giorni in cui non puoi far altro che andare incontro al tuo destino, cercare di limitare i danni, e sperare di essere aiutati dalla provvidenza! Proprio come quando la fanteria, la prima linea di un esercito, si scaglia contro il nemico: speri ti vada bene, ma conosci il rischio che corri. Il Natale, e le festività limitrofe, rientrano tra questi giorni.

Pensare di fare delle rinunce proprio durante le festività natalizie credo sia concettualmente sbagliato: aumenterebbe quella frustrazione, quel “sentirsi diversi” che il diabete porta con sè. Non intendo dire che si ha licenza di farsi del male, dimenticando completamente la glicemia. Ciò che voglio dire, è che con qualche accortezza in più, si può evitare di perdere completamente il controllo:

  • Non privarsi di nulla: la differenza la fa la quantità, più che la qualità. Assaggiare tutto, dall’antipasto al dolce, ma evitando bis o porzioni troppo impegnative, può essere un’ottima strategia per arrivare in fondo al pasto senza aver esagerato più di tanto. E’ ovvio che la glicemia tenderà ad essere più alta ed instabile del solito, ma non fuori controllo;
  • Evitare correzioni di insulina troppo ravvicinate: chi, come me, utilizza le penne di insulina, può incorrere nell’errore di farsi prendere dal nervoso nel vedere la glicemia impennarsi repentinamente. Bene, in questi casi, la cosa più sbagliata da fare è correggere quando il primo bolo deve ancora terminate la sua azione. Io (che utilizzo l’intermedia Novomix70) attendo almeno 1h 30′ prima di correggere un bolo, perché so che in quell’arco temporale la Novomix70 produce gran parte del suo effetto. E’ ovvio che ciascuno deve fare i propri conti in base al tipo di insulina che utilizza (più o meno rapida che sia);
  • Non sospendere l’attività fisica nei giorni festivi. Lo so, la tentazione è forte, perché fuori fa freddo, in casa il tempo scorre lento, ci sono i parenti (quest’anno pochi…), i regali, i film di Sky, le serie di Netflix, la PlayStation, le videochiamate, le carte, il divano e tante altre belle cose. Eppure, continuare (o addirittura intensificare, visto che si ha più tempo) l’attività fisica può essere davvero importante per stabilizzare la glicemia e mantenere un buon livello di sensibilità insulinica. Oltre a ciò, aiuta anche a non prendere peso durante le feste! Basta poco: dai 30 ai 60 minuti al giorno di attività a bassa intensità, e tutto sarà più semplice!

…a livello emotivo

Michela

Una delle cose più difficili da affrontare, soprattutto i primi anni, sono le domande e le considerazioni inopportune di parenti e amici.

«Ma puoi mangiarlo quello?»
«Che stai facendo?»
«Questo per te non perché non lo puoi mangiare.»
«Poverina, ora devi rifarti l’insulina? Che stress.»

Le persone purtroppo non si rendono conto che anche una semplice frase può causare in un diabetico ansia, stress, tristezza. Io sono un’inguaribile ottimista, e cerco di guardare sempre il lato positivo: le persone sono spaventate da ciò che non conoscono, e spesso dire certe cose o fare certe domande è un modo per esorcizzare la loro paura. Io condivido questo stress con mio fratello, quindi ci smezziamo l’ingrato compito e possiamo rispondere con calma a più cose possibili: in ogni caso, spiegare ciò che facciamo è anche un modo carino per informare gli altri sul diabete.

Per quanto riguarda la questione «questo-tu-non-puoi-mangiarlo» potete sempre spiegare che in realtà potete mangiare tutto, ma proprio tutto: godetevi quella fetta di pandoro al cioccolato, spiegando che il nostro pancreas ci ha abbandonato, ma le nostre papille gustative no!

Michele

È il mio sesto Natale da diabetico. Nei primi anni ho provato a trovare soluzioni drastiche al problema della glicemia: saltare le portate più pensanti, sostituire i cibi più impattanti con altri più “docili”, rinunciare ai dolci, e cose di questi tipo. Il risultato è stato un senso di disagio e mortificazione che, con molta probabilità, non è valso una giornata di glicemie perfette (che poi, in fin dei conti, perfette non lo sono proprio state!).

Negli ultimi anni ho deciso di agire come ho scritto sopra: poche, semplici accortezze, ed uno stato mentale inclusivo e rilassato. Non voglio comportarmi in maniera differente dagli altri, a tavola, nei giorni di festa. Non voglio comportarmi da malato, a tavola, perché, per fortuna, posso ottenere ottimi risultati lavorando su altre componenti: lo sport, l’insulina, il buon senso, e l’accettazione di valori glicemici fuori dal range (ma non fuori controllo!), almeno per qualche giorno all’anno!

Godiamoci le feste!

Nella speranza di esservi stati utili, cari lettori, noi di Cronache di tipo 1 vogliamo mandarvi i nostri auguri di buone feste! È un anno diverso dagli altri, ma può essere l’occasione per rilassarci e riposarci davvero.

Vi auguriamo di godervi ogni singola fetta di panettone,
scartare tutti i regali che desiderate,
fare correzioni perfette,
avere zero ipoglicemie,
ma soprattutto, vi auguriamo di raggiungere tutto ciò che desiderate per il futuro.

Buone feste e buon 2021,

Michele & Michela

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