Come affrontare il burnout da diabete

Ore 21. I miei figli finalmente dormono.

Come tutte le sere, ovviamente, mi sono addormentato anche io nel portare a letto il piccolo, Andrea. La giornata è stata infinita, come sempre.

Mi alzo infreddolito, vado in cucina ed apparecchio la tavola per la colazione. Appoggio il pentolino sul fornello, metto di fianco la bilancia con cui peserò tutte le mie porzioni (latte di soia, frutti rossi, cereali, o qualsiasi altra cosa) e la bustina di Massigen (zero zuccheri, ovviamente), che sono solito sciogliere in acqua e bere dopo essere andato a correre.

Preparo il pranzo per il giorno seguente. Peso tutto con la mia amica bilancia, metto nelle ciotole, ed appoggio in frigo. Riempio le borracce (odio le bottiglie di plastica), metto in borsa una banana ed una mela, con le quali farò merenda.

A parte la cena, i miei pasti sono tutti pronti e pesati. Non si sfugge. Apro la mia app di fiducia, ce li butto dentro, e so quanti carboidrati mangerò (e, di conseguenza, quante unità di insulina dovrò fare).

Vado in camera, preparo i vestiti per l’indomani: una camicia, un paio di pantaloni. Li appoggio sulla sedia nella stanza “di mezzo” (quella in cui abbiamo la dispensa, lo studio, il ripostiglio e la palestra, in appena 6 metri quadri!). L’intimo lo porto direttamente in bagno, e tiro fuori dal cassetto anche il rasoio da barba ed il deodorante. Prendo le mie insuline e due aghi. Appoggio tutto sopra il mobile del bagno, così la mattina dopo avrò a portata di mano ciò di cui avrò bisogno dopo la doccia.

Torno in camera, prendo dal cassetti i vestiti per correre, li preparo nella camera di mezzo.

Resta un’oretta di relax, o di altre cose da fare. Questa parte della serata è l’unica variabile.

Mi stendo a letto, punto la sveglia del cellulare alle 5.00, e quella da €5 comprata qualche anno fa da Tiger alle 5.01. Devo uscire a correre, non posso non svegliarmi!

Apro il cellulare per qualche minuto. Se riesco, leggo qualche pagina di un libro, ma gli occhi si chiudono. Sono le 23 e, come sempre, sarei voluto arrivare a letto qualche minuto prima…

Questa è, molto in breve, la mia “serata tipo”, tutta orientata a rendere il giorno successivo efficiente e determinato. So quello che farò, so come lo farò, e quindi so di cosa avrò bisogno, e lo preparo. E siccome il giorno dopo troverò tutto pronto, non avrò scuse per sottrarmi a quanto stabilito.

Accettare il diabete non è tutto, è necessario anche sopportarlo per tutta la vita. Come quando ci si sposa: ci sono periodi felici, e periodi difficili. La differenza è che nel matrimonio c’è sempre l’estrema ratio della separazione, cosa purtroppo non prevista tra il diabete ed il diabetico. Di conseguenza, occorre cercare di dissipare lo stress generato dai momenti di difficoltà o, meglio ancora, giocare d’anticipo per ridurne al minimo le probabilità di insorgenza, la durata e l’intensità di tali momenti.

Ho deciso di scrivere come, secondo la mia esperienza da tipo 1 ed il mio vissuto, si può tenere alla larga il cosiddetto “burnout” da diabete di tipo 1. Cosa significa burnout?? Beh, ci abbiamo scritto un intero articolo (lo trovate qui)!

  1. cambia testa: non si può pensare di affrontare un cambiamento fisico come quello generato dal diabete, senza essere disposti a compiere un cambiamento a livello mentale. È come passare da un’automobile con il cambio automatico ad una con il cambio manuale, senza essere disposti a cambiare marcia, a schiacciare la frizione, a fare, insomma, ciò che prima l’automobile faceva in autonomia. È chiaro che adesso è più complicato, perché è necessaria maggiore attenzione e sensibilità nei confronti di ciò che la macchina chiede, e non sempre si compie la scelta giusta ma, purtroppo, se vogliamo far avanzare la vettura, non abbiamo alternative.
  2. accetta il fatto di essere un malato cronico, accetta il fatto di avere il diabete! La vita può essere comunque meravigliosa, dipende tutto da te. Io, le cose più straordinarie nella mia vita, le ho fatte dopo essere diventato diabetico (e sono trascorsi solo poco più di 6 anni)!
  3. accetta serenamente gli andamenti glicemici. L’ansia ed il nervosismo portano a decisioni azzardate e, spesso, sbagliate, oltre a rovinare i momenti con le persone che ci stanno accanto. Nella mia esperienza lavorativa, per lunghi anni mi sono trovato a gestire numeri. Numeri d’impresa: fatturato, clienti, produttività, ecc. Ho sempre affrontato questi numeri con serenità e determinazione e, spesso, li ho fatti arrivare dove volevo. Affrontare la glicemia con lo stesso approccio manageriale può sicuramente limitare quegli errori di gestione dovuti al coinvolgimento emotivo. La teoria sembra semplice, ma la pratica non lo è affatto. Gestire la glicemia con distacco, come se non fosse la propria, è un obiettivo ambizioso, importante, ma anche molto impegnativo, che richiede un percorso costellato di errori, ma anche piccole vittorie.
  4. non vergognarti! Chi è diabetico fa cose da diabetico e porta con sé cose da diabetico. Non vergognarti di tirar fuori sensori, microinfusori, penne di insulina e bilance. Non vergognarti di mostrarli ed utilizzarli in pubblico. Non vergognarti di rispondere alle domande, anche le meno opportune, che prima o poi ti troverai a ricevere. Hai scelto tu di beccarti il diabete di tipo 1? Direi di no! Dunque perché vergognarti di qualcosa che hai dovuto semplicemente subire, accogliere ed accettare? La vergogna è un ingiusto carico psicologico che va a sommarsi al diabete, e non possiamo proprio permetterci di portarcelo dietro!
  5. programma i pasti e, se fai sport, gli allenamenti. Io pianifico i miei pasti con un giorno di anticipo, ed i miei allenamenti con 4 settimane di anticipo. Mi piacerebbe aumentare il periodo di programmazione dei pasti, ma ci arriverò piano piano, spero. Perché è così importante pianificare? Per evitare che a decidere cosa mangiamo siano fattori come pigrizia, tempo a disposizione o alimenti disponibili in casa. Inoltre, se non pianificassi gli allenamenti, rischierei di non farli, o di seguire un ordine privo di criterio e, quindi, non funzionale ad un obiettivo di lungo periodo. Se poi, di ciò che si pianifica, non si riesce a rispettare il 100% (e questo capita molto spesso anche a me), è comunque molto meglio che essere completamente in balia degli eventi.
  6. prepara tutto in anticipo. In questo modo, si crea una specie di automatismo che compensa la mancanza di voglia, o altre “idee strane”. Un esempio che mi riguarda: se dovessi preparare la mattina i vestiti per uscire a correre, al sonno dovrei aggiungere lo sforzo mentale di decidere cosa indossare. Molto probabilmente demorderei. Altro esempio: se porto il mio pranzo fatto in casa al lavoro, evito di andare a mangiare che so, una piadina last-minute (con annesso relativo picco glicemico).
  7. se devi esagerare, fallo a pranzo. E se vuoi farlo a cena, cerca di cenare presto (o di andare a letto tardi). E’ comunque preferibile evitare di esagerare la sera, perché noi dormiamo, ma il diabete no! L’eccezione, lo stravizio, lo sgarro (chiamatelo come vi pare) non solo è comprensibile, ma addirittura necessario! Siamo esseri umani, non macchine programmabili. Godiamo di piaceri fisici e psicologici, e privarcene completamente non può che renderci frustrati ed aumentare il nostro senso di inadeguatezza. L’importante è non perdere il controllo. Un paio di  trasgressioni a settimana, secondo me, possono essere sufficienti, ma ognuno è diverso!
  8. prendi una pausa dal sensore di tanto in tanto, se puoi. Magari, approfitta del giorno in cui dovresti effettuare il cambio sensore, oppure semplicemente chiudi l’applicazione sul tuo cellulare e, per un giorno, torna a fare qualche misurazione capillare e nulla più. Otterrai il doppio effetto di tornare ad ascoltare il tuo corpo ed i segnali che ti invia, e staccare la mente dal pensiero costante della glicemia. Ci penserai solo quando ti pungerai, e lo farai sicuramente meno volte di quanto solitamente sbirci il cellulare per controllare le rilevazioni.
  9. sii curioso. Leggi, informati, prova, sperimenta, cambia, ma soprattutto non accontentarti! Così facendo, vivrai la malattia in maniera attiva, anzi, proattiva, ed avrai la sensazione di essere tu a condurre il gioco. Se la gestione del diabete, al contrario, è un continuo correre ai ripari e cercare di limitare i danni, è chiaro che il livello di stress inevitabilmente salirà. Mai, come in questo caso, vale la regola secondo la quale “la miglior difesa è l’attacco”. Azzarda nuovi cibi, oppure cibi che hai deciso di eliminare quando è arrivata la malattia. Amplia la tua zona di comfort, prova, sbaglia, riprova fino a che non ottieni il risultato che desideri a tavola, nello sport, ed in tutte le possibili esperienze della vita. Non accontentarti degli strumenti che ti vengono dati. Non aver paura di chiedere! Sei tu che vivi ogni giorno il diabete, è legittimo pretendere di avere la possibilità di utilizzare gli strumenti migliori possibili, in relazione alle tue necessità.

La glicemia di noi diabetici di tipo 1 è assolutamente instabile e permalosa. Spesso, sembra agire senza logica, tanto da mettere davvero a rischio la nostra salute mentale!

In un contesto del genere, la cosa migliore da fare è ridurre al massimo l’incertezza. Come? Pianificando e preparando. In questo modo, si può creare una routine che limiti al massimo le oscillazioni della glicemia, consentendo di inserire delle eccezioni, delle novità e delle variazioni su ciò che si è pianificato, senza che queste abbiano effetti troppi pesanti e prolungati sulla glicemia stessa.

Questa è la struttura che, pezzettino dopo pezzettino, ho costruito in 6 anni e mezzo di diabete. E’ una struttura in continua evoluzione, ma con un obiettivo che è rimasto sempre lo stesso: convivere serenamente con il diabete, ritardando al massimo le complicanze che questa brutta malattia porta con sé.

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