La mia esperienza con Accu-Chek Solo

Neanche 3 mesi fà spiegai, in un articolo scritto a quattro mani con la mia collega di blog Michela e pubblicato qui in Cronache di tipo 1 (eccolo qui), le motivazioni alla base della mia scelta di continuare ad utilizzare le penne di insulina, anziché il microinfusore.

Tuttavia, terminai il mio contributo con una frase possibilista: “oggi penne, domani chissà”.

Fino ad allora ero convinto che non ci fosse microinfusore adatto a me, perché faccio una vita iperattiva, e perché non mi ero informato abbastanza sulle opzioni che avevo a disposizione. La verità è che non mi interessava più di tanto.

Qualche giorno dopo l’uscita dell’articolo, tuttavia, una vocina nella mia testa iniziò a mormorarmi che forse era il momento di tentare il salto. Ad ogni iniezione, soprattutto quando correggevo, pensavo che con il micro avrei evitato di bucarmi di continuo in quel modo. Ad ogni ipoglicemia o iperglicemia “stabile” (avevo la tendenza di andare in ipo nel tardo pomeriggio, ed in iper nella tarda serata) pensavo che avrei potuto migliorare le cose con i vari profili basali che il microinfusore consente di impostare.

Insomma, inconsciamente avevo già deciso: volevo provare il microinfusore, con l’unico ed imprescindibile vincolo che doveva essere senza catetere. Sì, perché ho davvero una vita troppo attiva per poter sopportare l’ingombro e la scomodità di essere collegato ad un dispositivo tramite un tubicino. Me ne rendo conto adesso, benedicendo la mia scelta, quando gioco con i miei figli: mi saltano addosso, li lancio e li riprendo, ci rotoliamo in terra. Credo che con il catetere non sarebbe stata la stessa cosa. E lo stesso discorso vale per la mia attività di runner.

Stando così le cose, non avevo che da scegliere tra due modelli: Omnipod o Accu-Chek Solo.

Raccolsi informazioni da colleghi diabetici che utilizzano i due microinfusori, ed alla fine optai per il Solo, pur cosciente del fatto che in questo modo avrei rinunciato al famigerato sistema “Loop” tra Omnipod e DexcomG6.

Convintissimo, mi presentai alla dottoressa con la mia richiesta, chiara e specifica. Fui fortunato, perché mi accontentò, e dopo due incontri con la gentilissima e preparatissima consulente della Roche, me ne tornai a casa con tutte le istruzioni del caso, e materiale di consumo a sufficienza per iniziare i due mesi di prova previsti.

Prima di partire con l’esposizione delle mie prime impressioni, dei pro e dei contro che ho riscontrato, ritengo doveroso precisare che sono in grado di esprimere solo un giudizio parziale sullo strumento, perché sto utilizzando il Solo da davvero poco tempo, trascorso quasi tutto in “cattività”. Mi spiego: ho applicato per la prima volta il Solo lo scorso 12 gennaio, e dal 22 gennaio sono in isolamento a casa con la mia famiglia, a causa del Covid.

Ciò mi ha permesso di sperimentare senza correre troppi rischi, perché non ho dovuto conciliare gestione dello strumento, gestione della glicemia e stress da routine quotidiana lavorativa. Ho anche potuto mettere alla prova il microinfusore in una situazione di glicemia condizionata dalla febbre, e tutti noi diabetici sappiamo quanto questi due fattori non vadano d’accordo.

Di contro, non ho praticamente avuto modo di testare il Solo nella vita di tutti i giorni ma, francamente, ne scorgo il grande potenziale.

Gestione operativa

I 6 elementi che compongono il “sistema” del microinfusore Accu-Chek Solo, nell’ordine di esposizione

Il microinfusore Accu-Chek Solo ha la caratteristica, come spiegato, di essere compatto ed integrato: nessun catetere. Misura circa 6×4 cm, con 1,5 cm di spessore. E’ composto da 5 elementi:

  1. Unità di infusione: è la componente che comprende il cerotto, la cannula e il supporto su cui si agganciano la base del microinfusore ed il serbatoio. Va sostituita ogni 3 giorni;
  2. Applicatore: è il dispositivo che letteralmente “spara” l’unità di infusione sulla pelle, consentendo alla cannula di penetrare. A differenza dell’applicatore del Dexcom, quello del Solo non è monouso (e meno male!) ma dura 1 anno;
  3. Base del microinfusore: è la componente che contiene il motorino che spinge l’insulina nella cannula. Va sostituita ogni 4 mesi;
  4. Serbatoio: è, ovviamente, il contenitore dell’insulina. Va riempito con molta cura, facendo bene attenzione ad evitare che, alla fine del processo di riempimento, ci siano bolle d’aria all’interno. Sul serbatoio si trova anche la batteria che consente il funzionamento del motorino della base del microinfusore. Va sostituito ogni 3 giorni;
  5. PDM (Personal Diabetes Manager): è il controller del microinfusore, l’interfaccia che consente all’utilizzatore di gestire in toto il proprio Solo. Ricorda uno smartphone, con sistema operativo Android. Comunica con la base del microinfusore tramite tecnologia Bluetooth, e va sostituito ogni 4 anni.

Il sesto elemento è, ovviamente, l’insulina necessaria per riempire il serbatoio. Io utilizzo la Novorapid. Venendo da un’insulina completamente diversa quale l’intermedia Novomix70, nei primi giorni ho avuto qualche difficoltà a tararmi con la nuova insulina, ma poi siamo diventati amici!

Domanda: se, per caso, dimenticassi a casa il PDM, oppure esso smettesse improvvisamente di funzionare, o perdesse il collegamento Bluetooth con la base, o gli succedesse qualsiasi cosa possibile che mi impedisca di utilizzarlo, come potrei fare il bolo? Resterei a secco di insulina?

Innanzi tutto, occorre portare sempre con sè una penna di insulina e relativi aghi. Detto ciò, sulla base del microinfusore ci sono due tasti che, se premuti simultaneamente secondo una specifica sequenza, consentono di effettuare gli eventuali boli necessari. Però è un sistema un po’ macchinoso che è meglio evitare. A me è successo di avere la prima base difettosa e, al secondo giorno di micro, mi sono ritrovato seduto a pranzo con il PDM fuori uso (e ovviamente senza penna di Novorapid al seguito). Ho smanettato un po’ e sono sicuro di aver effettuato il bolo ma, onestamente, non ho la certezza di quante unità abbia buttato dentro!

In base a quanto spiegato sopra, ogni 3 giorni va effettuato il cambio set. Non sto qui ad elencare i passaggi necessari, perché sono sicuro che vi annoierei e non mi farei neanche capire. Vi dico solo che la prima volta che la consulente me l’ha spiegato, avevo le idee abbastanza confuse. Ricordo bene il mio primo pensiero: “certo che ad avvitare l’ago sulla penna si fa molto prima!!”. Poi ho provato da solo, ed ho impiegato i miei buoni 15 minuti, con l’ansia di sbagliare o dimenticare qualche passaggio. Ormai, ripetendo e ripetendo, il cambio set è diventata un’operazione automatica, che svolgo in maniera disinvolta e rapida.

E se proprio dovesse capitarmi di avere un vuoto di memoria, il PDM contiene dei video esplicativi, molto chiari, sui vari passaggi per effettuare tutte le operazioni di sostituzione.

Una sola, fondamentale accortezza: il Solo non è impermeabile, e non va affatto d’accordo con l’acqua! Sopporta il sudore, ma non può assolutamente essere immerso in acqua. Va tolto quando ci si lava o si fa il bagno al mare o in piscina.

Profilo basale e tipi di bolo

Come, credo, la maggior parte dei microinfusori, il Solo consente sia di impostare più profili basali diversificati per fasce orarie, sia di effettuare differenti tipi di bolo.

Queste funzionalità tracciano il grande solco, in termini di flessibilità, tra i microinfusori e le penne. Cercherò, molto brevemente, di spiegarle.

Il profilo basale non è altro che la possibilità di decidere quanta basale oraria far erogare al microinfusore durante l’arco delle 24 ore. Se, ad esempio, si ha la tendenza ad andare in ipoglicemia nel tardo pomeriggio, ed in iperglicemia nelle prime ore del mattino, si potrà decidere di ridurre la basale tra le ore 17 e le 19, ed aumentarla tra le 5 e le 7 del mattino, ad esempio.

Ciò è reso possibile dal fatto che l’insulina basale, nel caso del microinfusore, consiste nel lento e costante rilascio di piccole quantità di insulina rapida. Con le penne, invece, si inietta in unica soluzione una data quantità di insulina lenta tutti i giorni, e quella genera il suo effetto a prescindere dalle attività che si compiono durante la giornata. In altre parole, essa non si adatta a noi.

I possibili tipi di bolo che si possono erogare, invece, sono:

  • Bolo rapido: il classico bolo “one shot” (ad esempio, 4 unità tutte insieme);
  • Bolo prolungato: rilascio costante di X unità di insulina nell’arco di un periodo di tempo predeterminato (ad esempio, posso decidere di fare 4 unità spalmate nell’arco di 2 ore);
  • Bolo multiwave: il bolo viene spezzato in due blocchi, uno immediato e l’altro spalmato in un periodo di tempo predeterminato (ad esempio, posso decidere di fare 4 unità, di cui 2 immediate, e le restanti 2 nell’arco di 2 ore).

Con i boli prolungato o multiwave è come impostare il pilota automatico. Si può mangiare una pizza, o hamburger e patatine, senza effettuare continue correzioni nelle ore successive. Se si fanno bene i calcoli, si può anche riuscire ad avere nottate tranquille, anche dopo discrete abbuffate!

Per ulteriori approfondimenti, vi rimando a due articoli scritti da Michela, qui e qui.

Il Solo e la quotidianità

Ho utilizzato il Solo appena pochi giorni in ufficio, ma ho potuto riscontrare la grande comodità di poter gestire i boli tramite il PDM. Per chi, come me, fa un lavoro di front office, fare un’iniezione di insulina può essere un’operazione piuttosto complessa, perché ci sono momenti della giornata in cui il flusso di clienti non consente pause sufficientemente lunghe (mi capita spesso di lavorare 3-4 ore di fila senza avere neanche il tempo di andare in bagno). La soluzione di fare uno spuntino tra un cliente e l’altro è attuabile se è una cosa veloce, ma se devo mettermi a fare la puntura e poi addentare il mio snack, i tempi si dilatano. Non posso neanche rischiare di fare l’iniezione in un dato momento, e mangiare in un secondo momento perché si sa, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo!

Con il Solo, imposto il bolo in pochissimi secondi, e mentre lui eroga, io inizio già a mangiare.

Insomma, efficienza.

A casa, ed in generale al di fuori del contesto lavorativo, il punto di forza del Solo è che è davvero discreto. Ho una figlia di 5 anni ed un figlio di quasi 2 anni che non aspettano altro che saltarmi addosso. Oltre a ciò, ogni volta che cambio il pannolino al piccolo ricevo calci in ogni zona del corpo io gli esponga. Se avessi un micro con tubicino sarebbe una tragedia!

Insomma, comodità.

Il Solo e lo sport

Chi mi conosce, o ha letto qualche mio articolo, sa che sono appassionato, ed accanito praticante, di running e potenziamento muscolare. Il Solo non impatta ne sulla prima, ne’ sulla seconda attività.

Francamente ero scettico, soprattutto per quel che riguarda la corsa. Temevo che avrei avuto problemi con il cerotto, che si sarebbe staccato a causa del sudore e delle ripetute e prolungate sollecitazioni causate dal “saltellare”. Avevo anche paura che, per gli stessi motivi, la cannula mi avrebbe provocato dolore, o che si sarebbero formate bolle d’aria nel serbatoio, che avrebbero condizionato l’erogazione dell’insulina.

Fino ad oggi, fortunatamente, niente di tutto ciò! Anzi, ho anche riscontrato due ulteriori punti a favore:

  1. L’ingombro del Solo, come detto, non mi infastidisce mentre faccio sport;
  2. Posso, finalmente, decidere io in quale momento della giornata andare a correre. Con le penne, invece, ero fortemente condizionato da 2 vincoli. Il primo vincolo nasceva dall’insulina basale. Facevo le mie 13 unità di Tresiba al mattino, ed andavo quasi sempre a correre prima di iniettarle, a digiuno, in modo da avere pochissima insulina in circolo (in pratica mi restava la poca Tresiba iniettata 24 ore prima). Facevo ciò per avere il massimo dell’autonomia di corsa, minimizzando il rischio di fastidiose ipoglicemie durante l’attività. Mi risultava molto complicato andare a correre nel tardo pomeriggio, perché in quella fascia oraria avevo la tendenza all’ipoglicemia anche stando fermo, figuriamoci correndo! Il secondo vincolo era costituito dalla mia insulina rapida, che in realtà è un’intermedia: la Novomix70. Questa insulina è una miscela di 30% lenta e 70% rapida, e produce il suo effetto fino a 6 ore successive all’iniezione. In pratica, facendo un bolo, dovevo evitare di fare attività cardio per la mezza giornata successiva, pena la solita, frustrante ipoglicemia. La Novomix70, però, mi consentiva di gestire i carboidrati complessi molto meglio della Novorapid, che utilizzavo in precedenza. Per questo ho comunque deciso di adottarla. Con il microinfusore non ho più il vincolo della basale, come ho già spiegato. Addirittura, se necessario, posso stoppare completamente l’erogazione della basale (spesso riesco ad evitare ipoglicemie proprio in questo modo). Con il microinfusore ho anche eliminato il mio secondo vincolo. Infatti, sono tornato alla Novorapid, che esaurisce il suo effetto molto più rapidamente (entro 1-2 ore dall’iniezione). In altre parole, se voglio andare a correre durante la giornata, non devo fare altro che stoppare il microinfusore un’oretta prima di uscire, e riattivarlo non appena fatta la doccia. In questo modo corro scarico di insulina, e senza troppi pensieri!

L’unico, piccolo, disagio, è che devo portare sempre con me, oltre al cellulare per la gestione del DexcomG6, anche il PDM per la gestione del Solo. Insomma, tra dispositivi e caramelle, per me uscire a correre implica un po’ di organizzazione a livello di tasche ed ottimizzazione dello spazio.

Consiglierei il Solo?

Ad oggi ho avuto due esperienze negative con il Solo.

La prima è quella che ho descritto sopra: il PDM non riusciva più a collegarsi via Bluetooth con la base del microinfusore. Ho risolto sostituendo la base (è previsto che si abbia sempre una base di scorta, tanto è vero che l’assistenza Accu-Chek me ne ha subito spedita una nuova), e non ho avuto più alcuna anomalia.

La seconda esperienza negativa riguarda la cannula. Avevo notato di avere il cerotto dell’unità di infusione bagnato, ma la glicemia era buona e sembrava che l’insulina entrasse in circolo normalmente. La mattina seguente, dopo essere rientrato da una corsa lunga (circa 2 ore), il cerotto era macchiato di sangue, e la glicemia aveva iniziato a non rispondere ai comandi. A quel punto, decisi di tirare via il cerotto, e constatai che la cannula era piegata, e per questo l’insulina non andava in circolo, ma risaliva in superficie.

Dopo un confronto via Whatsapp con la consulente, abbiamo optato per provare con le cannule da 6mm, anziché quelle da 9mm che stavo utilizzando. Al momento sto utilizzando sia cannule da 6 che da 9 mm, e non ho più avuto problemi simili.

A parte questi due eventi, accaduti peraltro proprio agli inizi, tutto sembra filare liscio, senza intoppi, senza problemi tecnici. Indosso il Solo e neanche me ne accorgo. Ci faccio tutto (a parte, ovviamente, ciò che prevede l’immersione in acqua), e lui se ne sta lì a fare il suo lavoro.

Non so se ritenermi fortunato o se qualche nodo deve ancora venire al pettine, perché ho sentito pareri contrastanti in merito a questo microinfusore. Ma io vi racconto la mia esperienza e, per il momento, è un’esperienza assolutamente positiva. Dunque sì, consiglierei il Solo.

Vi terrò aggiornati, magari con un altro articolo, quando avrò accumulato più esperienze con questo interessante microinfusore!

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