Diabete, ormoni e… Baqsimi®️!

Sapevate che, nel nostro corpo, ci sono almeno 8 ormoni che alzano la glicemia, ed uno solo che la abbassa?

Da un lato troviamo:

  • Glucagone
  • GH (ormone della crescita)
  • Cortisolo
  • Progesterone
  • Estrogeni
  • Adrenalina
  • Tiroxina
  • ACTH

Dall’altro lato, troviamo la nostra celeberrima amica insulina, sola soletta, a lottare contro tutti. Ma l’insulina non è certo una tipa che si lascia spaventare!

A dirla tutta, l’insulina ha un’alleata di tutto rispetto che si chiama amilina. È molto meno famosa dell’insulina, forse perché conduce la tipica “vita da mediano”, come la definirebbe Ligabue.

L’insulina trasferisce il glucosio a fegato, muscoli e tessuti, agendo nei vasi sanguigni. L’amilina corrobora questo lavoro, limitando il picco glicemico in 3 modi:

  • rallentando lo svuotamento gastro-duodenale
  • inviando all’ipotalamo segnali di sazietà
  • inibendo la secrezione di glucagone

Il fatto che ci siano tanti ormoni deputati al riversamento di glucosio nel sangue, ed uno solo al suo svuotamento, non può che farci riflettere sulla realtà che il nostro organismo abbia molta più paura di restare a corto di glucosio, piuttosto che di andare in overstock.

Insulina ed amilina hanno gli stessi genitori: le cellule beta del pancreas che, come purtroppo è noto, noi diabetici di tipo 1 non abbiamo più. In altre parole, il diabete di tipo 1 ci fa smettere di produrre ormoni ipoglicemizzanti, ma continuiamo a produrre quelli iperglicemizzanti.

Ma allora, perché siamo soggetti ad ipoglicemie? Perché dobbiamo portare sempre con noi zuccheri semplici in qualsiasi forma? Perché, addirittura, ci consigliano di tenere sempre a portata di mano il glucagone ed istruire gli altri ad utilizzarlo, nel caso in cui noi stessimo tanto male da perdere i sensi? Perché i nostri ormoni iperglicemizzanti non intervengono, quando ci iniettiamo troppa insulina? Il glucagone viene prodotto dalle cellule alfa del pancreas, le quali sono vive e vegete anche in noi diabetici!

Qualche giorno fa ci pensavo, ma non trovavo risposta, così ho deciso di porre la questione alla sempre disponibilissima dottoressa diabetologa Elena Cimino, la quale mi ha spiegato che il meccanismo di azione-reazione tra ormoni opposti (insulina-glucagone) dovrebbe funzionare in maniera sincrona, ma ciò non avviene laddove l’insulina venga introdotta dall’esterno, come nel caso del diabetico, appunto.

Quando il pancreas produce sia insulina che glucagone, esso sa perfettamente QUANDO e QUANTO produrre di ogni singolo ormone. Ma se esso si deve occupare solo di glucagone, allora non possiamo fidarci del suo lavoro, perché purtroppo è tardivo rispetto ad una eventuale situazione di glicemia bassa.

Tra l’altro, oltre al danno c’è la beffa, perché il glucagone viene rilasciato quando ormai abbiamo già assunto gli zuccheri necessari per tornare a livelli normali di glucosio.

Ecco spiegato perché, spesso, più l’ipoglicemia è severa, è più il rimbalzo della nostra glicemia ci appare sproporzionato!

Cari colleghi diabetici, dobbiamo ammetterlo: il nostro pancreas è assolutamente inaffidabile! Questo ci costringe a portare sempre con noi, ed assumere quando necessario, per via esogena, i due ormoni antagonisti fondamentali: insulina e glucagone.

Tuttavia, mentre la prima va assunta quotidianamente per la metabolizzazione dei carboidrati che ingeriamo ad ogni pasto (per cui non possiamo non averla sempre con noi), il secondo è l’estrema ratio ad una situazione di emergenza che potrebbe verificarsi. Ammettiamolo: questa eventualità spesso ci appare così remota (parlo anche per me), da non sentire la necessità di avere il glucagone sempre a portata di mano. È il classico “ma ti pare che mi capita una cosa del genere??”.

Seconda difficoltà: il glucagone iniettabile non è pronto all’uso. Bisogna miscelare la polvere con il solvente, ed iniettare immediatamente la soluzione, che è altamente degradabile (va buttata entro qualche ora).

Terza difficoltà: il glucagone va conservato in frigo. Fuori frigo, e comunque fino ad un massimo di 25ºC, la sua vita utile si riduce drasticamente, fino ad un massimo di 18 mesi.

Quarta difficoltà: la quantità da somministrare varia a seconda dell’età del peso del malcapitato. Sotto gli 8 anni o 25kg va somministrato metà flacone, altrimenti il flacone intero.

È complicato? Abbastanza. Ma è sempre meglio che rischiare di lasciarci le penne. Eppure, mea culpa, io stesso ho rinunciato ad interessarmene fino a che non è uscita una novità, destinata forse a salvarci la vita, e sicuramente a farci vivere più sereni.

Si tratta di baqsimi, il primo glucagone in polvere nasale.

Baqsimi®️

Lungi dal voler fare pubblicità (Eli Lilly non sgancia un cent per questo articolo!), bisogna ammettere che questo prodotto rende il glucagone di gran lunga più user friendly che in passato!

Non servono competenze particolari per utilizzarlo. È sufficiente aprirlo e spruzzarlo nella narice di chi si soccorre, come un comunissimo spray nasale per il raffreddore. Un’unica spruzzata per 3mg di glucagone, che vanno bene per bambini (comunque sopra i 4 anni) ed adulti.

Non risente degli sbalzi di temperatura, e si conserva fino a 30ºC.

Trattandosi di un prodotto arrivato in Italia relativamente di recente, purtroppo non è ancora in fascia A. Ciò significa che non è a carico dello Stato. Se lo vogliamo, dobbiamo mettere mano al portafoglio e sganciare €140 circa, dietro prescrizione medica.

Baqsimi scade dopo 2 anni, per cui i €140, se non altro, ci “assicurano” per un periodo discretamente lungo.

A parte, forse, il prezzo, non ci sono davvero più scuse! Spieghiamo ad amici, colleghi, familiari, come usare il glucagone spray e, soprattutto, dove trovarlo tra le nostre cose (considerando che è lungo meno di 8 cm, nella borsa di una donna può davvero diventare un ago in un pagliaio 😁!).

Dopo insulina, microinfusori e sensori, il glucagone spray è un altro pezzetto di libertà che, piano piano, abbiamo conquistato!

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