L’andamento glicemico di uno a cui funziona il pancreas

Oggi vi racconto la storia di quando una persona a me vicina, che chiameremo Cosimo, ha provato un sensore per il controllo continuo della glicemia.
Specifichiamo che è successo un po’ per caso, non era un nostro sensore né era destinato ad essere dato a nessuno tramite il sistema sanitario nazionale. Se proprio ce ne avanzassero, piuttosto che sprecarli a vedere linee dritte, lo regaleremmo. Ma andiamo oltre!

Cosimo è un normo-glicemico, non si priva di nulla e fa un po’ di attività sportiva.

Appena ho saputo di questa cosa, chiaramente, sono impazzita. 

Dalla curiosità- e pure un po’ per l’invidia, visto che al momento io me li devo pagare perché mi è scaduto il piano terapeutico.

[sul tasto dolente di cui sopra torneremo più avanti, a quanto pare tutta la mia programmazione ul “prima di cambiare  residenza mi prendo per tempo e faccio scorta” non aveva tenuto conto dei tempi biblici del mondo che mi circonda. ma di questo ne parliamo più avanti]

Dicevo, ho avuto quei famosi 5 secondi di panico e, la mia testa notoriamente paranoica, ha iniziato a partorire le peggio cose: sai se vien fuori che sta male pure lui? e se mi accorgo che va troppo spesso in iper? se vedo grafici che non mi piacciono come reagirò? sai che incubo se non potrà più mangiare come un maiale come ora?

Beh, nulla di tutto ciò. Chiaramente il suo time in range è stato del 100% – e stica*** penserete voi, lui un pancreas che funziona ce l’ha.
Ha tenuto il sensore per una decina di giorni, durante i quali, a sentir i suoi racconti, di certo non si è trattenuto.

Un paio di pranzi fuori, complice la tanto sognata zona gialla, una pizza e anche qualche aperitivo casalingo.
Durante i giorni lavorativi la sua colazione standard è stata frutta + cereali + yogurt o latte, pranzo una pasta più o meno condita, a cena carne/pesce o legumi.
Qualche giorno di sport ma di certo nessuna maratona.

(a rileggermi penso che forse dovremmo metterci a dieta, visto che le mie abitudini alimentari cambiano di poco)

Nonostante tutto, però, qualcosa di interessante i suoi grafici ce lo potranno dire, e forse qualche insegnamento lo lasceranno.

  1. A volte forse ci aspettiamo troppo da noi stessi

Spesso e volentieri leggo e sento di gente che vorrebbe glicate e glicemie medie sempre più basse, come se questo facesse di noi diabetici migliori.

Nah. Ci sono range e valori soglia entro cui “dobbiamo” stare ma, per l’appunto, si tratta di range: non vuol dire che valori inferiori siano indice di miglior compenso.

La glicemia media di quel normo-pancreatico di Cosimo è stata 109 mg/dL, con uno scarto di 11mg/dL.

glicemia media

Quanto pensavate potesse essere la glicemia media di un non diabetico? Io forse mi aspettavo qualcosa di meno, ma a me le medie piacciono poco, preferisco altri dati.

2) Oggi può andar meglio di domani (o viceversa) a.k.a. ogni giorno è diverso

Le linee piatte, sempre, ogni giorno, per un diabetico non esistono.

Per il nostro amico col pancreas buono, ovviamente, la cosa è diversa, lui l’insulina la produce tranquillamente ma, come potrete notare, seppur minime e non rilevanti per l’andamento medio complessivo, anche un normoglicemico può riportare delle variazioni e interessanti montagnole.

Si mangiano cose diverse, ci si muove più o meno, si può bere un bicchiere di più, si può essere stanchi ed affaticati. Tutte queste cose incidono sulla glicemia e ci fanno scomodare spesso e volentieri qualche santo, ma come potete vedere anche in una persona in grado di secernere insulina, la vita e le sue mille sfaccettature portano a (seppur lievi) sbalzi glicemici.

Chiaro che non è mia intenzione banalizzare o dirvi che ci dobbiamo appoggiare col sederone al comodo e non sforzarci più nel far andare quella linea nel migliore dei modi, solo perché qualche picco lo può avere anche una persona senza diabete, giammmmai. Noi purtroppo, ci piaccia o no (beh, no) dovremo sempre stare concentrati e fare le giuste scelte per evitare di trovarci l’Everest su quei grafici, ma con la consapevolezza che anche un non-diabetico può far affaticare le amiche Beta, in determinati casi.

Ciò che vorrei passasse, però, è che qualche picco ce lo dobbiamo concedere. Qualche giornata strana ci può capitare, e questo non fa di noi degli stupidi incapaci nel contare e stimare, ma fa parte del gioco.

3) La pizza alza la glicemia.

Mavvà? Non l’avrei mai detto!

Sapete anche cosa alza la glicemia? Quei meravigliosi e gustosissimi cerealini pieni zeppi di cioccolato e mestizia. E la frutta. Ed il latte (no questa in realtà non me l’aspettavo così prepotente). E lo zucchero. Ah, e lo spritz, ma quest’ultimo ho preferito non notarlo.
Ho appena scritto un sacco di banalità, ma grazie: tutti cibi composti per la maggior parte da zuccheri semplici e complessi.

Ho appositamente chiesto a Cosimo di mangiare una pizza – che sforzo oh, per capire come si comportasse poi la glicemia, dopo quanto si alzasse, se ci fossero picchi strani e blablabla.

Analizziamo quindi come si è comportata la sua glicemia nelle situazioni descritte sopra:

PIZZA: la notte dopo una pizza per tanti è un po’ un disastro – me compresa. Non mi vergogno nel dire che ho ormai messo da parte la voglia di provarci e rimanderò solo a quando avrò un microinfusore, perché dopo 9 iniezioni in una notte per una stupida pizza margherita…beh, anche no.

Come potete notare, però, anche qui, seppur la linea sia stata più o meno dritta, la glicemia media nella notte dopo una pizza è chiaramente superiore ad una nottata senza pizza. Le sue povere beta cells devono aver spinto come ‘na punto del 98 in salita, eppure è rimasto a pelo del limite superiore tutta la notte.Come vediamo spesso anche dai nostri grafici, poi, ad un certo punto la glicemia è scesa per poi risalire (seppur lievemente ed in modo contenuto) dopo circa 6 ore dal pasto. 

LATTE E CEREALI: questo picco mi ha colpita molto più di pizza e spritz.

Specifico latte perché, seppur un lieve picco ci sia sempre stato nel post colazione, il giorno in cui si è verificata ‘sta simpatica montagnola, lo ricorda proprio perché aveva bevuto latte caldo e cereali al posto del solito yogurt. Sono convinta il danno sia stato dato ovviamente dai cereali e, credo, il picco immediato possa essere imputabile al fatto che il latte che ha bevuto fosse chiaramente scremato, quindi con meno grassi del normale yogurt e che, quindi, la minor presenza degli amici lipidi abbiano semplicemente velocizzato un picco fisiologico. Roba già detta e ridetta, no?

Come notate, è (lievemente) sopra la linea grigia. 

Ora, non che io voglia fare il DPCM della situazione e rompere troppo le palle ‘con sti colori, ma a me ha fatto davvero specie rendermi conto come un semplice latte e cereali mandi la glicemia più alta di un piatto di pasta. 

E un po’ rabbrividisco a pensare a quanto latte e cereali io abbia mangiato nella mia vita pre-diabete. 

E a quanto mi piacciano i cereali. Vabbè.

4) LOW

La cosa che forse mi ha stupito di più sono gli eventi di “ipoglicemia”, ovvero quanto spesso è stato a ridosso del limite rosso del grafico (70 mg/dL). Spesso siamo spaventati a morte che i nostri grafici si abbassino sotto il limite inferiore, e già al primo abbassarsi di quei numerini  iniziamo a riempirci di zucchero per timore, senza razionalizzare e senza ragionare.

Anche il protagonista della nostra storia ha avuto dei momenti con glicemia più bassa del range, di cui uno (vedi grafico) sembra dovuto ad un eccessivo rilascio di insulina da parte del suo simpatico e funzionante pancreas. Un po’ come noi stimiamo *unità per il piatto che abbiamo davanti, ma chiaramente facciamo male i conti e taaaac ipo appena finito di addentare l’ultimo boccone. 



Giunti alla fine di questa breve pippa su un normoglicemico, alcune riflessioni:

  • se non si fosse presentata questa possibilità, non avrei sprecato un sensore per vedere linee piatte
  • ho parlato di picchi e spero nessuno se la sia presa: chiaramente non si tratta di veri e propri picchi glicemici come siamo abituati a vederli, e ho calcato la mano a chiamarla glicemia alta o bassa, ma dovevo pur trovare un modo per confrontarla;
  • io dei grafici così me li sogno e sono ben consapevole non sarò mai in grado di aver delle linee così, ma spero che vedere come alcune situazioni ed alimenti generino un (seppur lievissimo) scompenso in chi l’insulina la produce, possa far riflettere e tranquillizzare chi, tra noi, ancora si sente in colpa per gestire male alcuni alimenti (me per prima!!).

Voi avete mai fatto indossare un sensore a qualcuno senza diabete? Che riflessioni avete fatto in merito? Cosa vi hanno riferito aver provato, sotto costante controllo di quei numerini?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...