Diabete di tipo 1 ed atletica: una chiacchierata con Anna Arnaudo

Che l’atletica sia lo sport del momento (e, forse, che l’Italia sia il Paese del momento!) è superfluo dirlo. Sono appena terminate le Olimpiadi di Tokyo, e tutti abbiamo ancora davanti agli occhi (e soprattutto nel cuore) le scintillanti, leggendarie medaglie d’oro conquistate da Marcell Jacobs nei 100 metri, Gimbo Tamberi nel salto in alto, Massimo Stano e Antonella Palmisano nella marcia 20km e, di nuovo, Marcell Jacobs, Lorenzo Patta, Eseosa Desalu e Filippo Tortu nella staffetta 4×100 metri.

In generale, al di là delle medaglie, tutti i nostri rappresentanti dell’atletica hanno disputato prove di altissimo livello, e non poteva essere altrimenti, visti i grandi risultati ottenuti lo scorso luglio agli europei under 23 di Tallin, in Estonia.
48 nazioni partecipanti per 44 competizioni. L’Italia si è fregiata del riconoscimento di miglior nazione, cosa mai successa prima, per aver ottenuto 13 medaglie, di cui ben 6 d’oro, 5 di argento e 2 di bronzo. Un preludio che non poteva che farci ben sperare!

Tutto molto bello, direte voi, ma questo cosa c’entra con il diabete di tipo 1?

C’entra eccome perché, tra le medaglie d’argento, c’è n’è una conquistata da un’atleta con il diabete di tipo 1: Anna Arnaudo. Anna ha concluso la prova dei 10000 metri piani con uno strabiliante 32:40.43, molto vicino al record italiano di 32:38.96, stabilito da Allison Rabour nel 1989. A ciò, si aggiungono i titoli di campionessa italiana assoluta nei 5000 metri piani, e campionessa italiana under 23 nei 3000 metri siepi e nei 10000 metri piani, entrambi ottenuti a giugno 2021.

Mi sono sentito per la prima volta con Anna a febbraio 2020. Posso dire di averci visto “lungo”??

Scherzi a parte, non potevo non intervistarla perché, secondo me, lei è un grande esempio di come si possano ottenere risultati pazzeschi semplicemente… volendolo! Diabete, o no.

Anna è nata a Cuneo nel 2000, ed ha iniziato a praticare l’atletica nel 2015, quando ancora non aveva il diabete di tipo 1.

Anna, parlaci di te, e di quando e come hai iniziato a correre.

Ho iniziato a correre nel 2015, al primo anno di scuole superiori, perché sentivo il bisogno di combattere la mia insicurezza con qualcosa che potesse darmi autostima, per cui mi sentissi portata e riconosciuta dalle persone. L’atletica mi ha aiutato molto in quel momento particolare e poi, ovviamente, si é aggiunta la passione, che mi ha fatto proseguire.

Ci elenchi il tuo palmarès di risultati ottenuti fino ad oggi? I più importanti li ho già anticipati nell’introduzione.

Certo!

2018 (categoria juniores):

3° posto campionati italiani di corsa in montagna10° posto campionati europei di corsa un montagna

2019 (categoria juniores):

8° posto campionati Italiani cross La Mandria, 5° posto campionati Italiani pista di Rieti sui 5000m, 10° posto campionati Europei pista di Borås sui 3000m, 2° posto campionati Italiani strada di Canelli sui 10km, 2° posto alla terza prova dei campionati Italiani di corsa in montagna di Arco di Trento, 9° posto campionati del mondo di corsa in montagna di Villa La Angostura, 32° posto campionati europei di cross di Lisbona

2020 (categoria promesse):

3° posto campionati Italiani pista di Modena sui 5000m, 4° posto cat. Assoluti campionati italiani pista Modena sui 5000m

2021 (categoria promesse):

3° posto campionati italiani 3000m indoor U23, 1° posto campionati italiani U23 10.000m outdoor, 2° posto campionati italiani assoluti 10.000m outdoor, 15° posto coppa Europa assoluta 10.000m outdoor, 1° posto campionati italiani U23 3000m siepi, 2° posto campionati italiani U23 5000m outdoor, 1° posto campionati italiani assoluti 5000m outdoor, 2° posto campionato europei U23 10.000m outdoor

Quando è arrivato il diabete? Ci racconti l’esordio?

Il diabete è arrivato a 18 anni. Avevo sempre molta sete ed ero dimagrita molto, perciò ho deciso di fare gli esami del sangue, e da lì ho scoperto la malattia. Ovviamente c’è stata una fase di sconforto iniziale, di pianti, ma ho cercato di metabolizzare in fretta, ripetendo a me stessa che sicuramente avrei trovato una soluzione per andare avanti senza drammi. Questo mi ha permesso di accettare la malattia velocemente, con tranquillità, evitandomi la classica fase di “rifiuto”, anche perché mi assicurarono che avrei potuto continuare a praticare l’atletica, cosa che per me era assolutamente prioritaria!Non solo: pochi mesi dopo l’esordio, riuscii a qualificarmi per il mio primo europeo. Quindi, nonostante fosse arrivato il diabete, le mie prestazioni sportive stavano andando sempre meglio.Ero molto soddisfatta. Avevo reagito con forza, superando l’ostacolo!

Quali strumenti utilizzi per gestire la glicemia?

Utilizzo il sensore Freestyle Libre per il monitoraggio, l’insulina Toujeo come lenta, e la Novorapid e la Fiasp come rapide.

Quanto ha inciso il diabete di tipo 1 sulla tua attività da atleta? E sulla tua vita in generale?

Credo che il diabete abbia influito in positivo. Se prima le mie motivazioni per condurre una vita piena di buone abitudini erano riconducibili a dei semplici “buoni propositi”, come mangiare equilibrato, dormire le giuste ore, e così via, adesso le conseguenze di una vita sregolata sono molto più gravi, per cui le mie motivazioni sono sicuramente più forti.È chiaro che le difficoltà non mancano. Sappiamo quanto un’errata gestione della glicemia possa incidere sulla qualità e sulla quantità del sonno, e dunque quanto ci possa rovinare la giornata successiva.Il diabete è una sfida quotidiana, ma porta ad avere uno stile di vita migliore, ed alla fine i risultati di tanti sacrifici ripagano.

Come si sviluppa la tua settimana tipo tra alimentazione, allenamenti e studio?

In numeri, ogni giorno mi alleno per 2-3 ore, e studio per 7 ore circa. Corro per 120-140 km a settimana, distribuiti su 10-12 allenamenti. Mediamente, faccio 30.000 passi al giornoPunto la sveglia alle 6, anche se spesso vengo svegliata dalla glicemia in aumento…però devo dire che da quando faccio l’iniezione di Toujeo la sera, prima di cena, la situazione è migliorata.A colazione, se mi alleno al mattino, faccio il carico di carboidrati, come pane o cereali, ed anche zuccheri semplici. Questo è l’unico momento in cui mi concedo alimenti che, senza allenamento, renderebbero difficile il controllo della glicemia. Quando l’allenamento è di pomeriggio, infatti, faccio una colazione meno ricca di carboidrati.Dopo colazione, se ho tempo, cammino una mezz’oretta per svegliarmi, rilassarmi ed evitare picchi glicemici post colazione. In generale sono una grande camminatrice. Se posso, cerco di contrastare le iper glicemie uscendo a fare due passi.Se mi sono allenata al mattino, a pranzo non esagero con i carboidrati: tante verdure, qualche proteinae carboidrati da legumi, hamburger vegetali, spaghetti di soia o vellutata di verdure. Insomma, pranzo leggero.Se invece mi alleno nel pomeriggio, a pranzo mangio poche verdure (per essere sicura di digerirle bene), qualche proteina e carboidrati provenienti da due dei miei alimenti preferiti: gnocchi e pane di segale. Con entrambi, non ho problemi di picchi glicemici, al contrario di riso e pasta, che spesso mi provocano iperglicemie con giramenti di testa.Correre, ovviamente, mi fa abbassare la glicemia. Per questo cerco sempre di mangiare a ridosso dell’allenamento. L’avena è ottima per mantenere la glicemia stabile durante la corsa.Contrariamente all’usanza comune, io consumo il pranzo in questo ordine: verdure, secondo, primo, e mai la frutta a fine pranzo. In questo modo, riduco sensibilmente i picchi glicemici del dopo pasto.Mentre mi alleno non mangio nulla, perché troppo scomodo e non necessario.A metà pomeriggio faccio merenda con una semplice mela.A cena, infine, mangio tante verdure (ma non le carote), 200/300 grammi di carne o pesce, una piccola quantità di carboidrati complessi (una fetta di pane, un po’ di ceci), ed un frutto. Ho il terrore delle iperglicemie notturne, che arrivano spesso quando faccio errori nella gestione della cena. Mi capita anche di svegliarmi nel cuore della notte con la fame, perché ho mangiato troppo poco a cena.

Qual è il tuo cibo preferito?

Credo che al primo posto ci siano le insalate! Più sono creative, sane ed equilibrate, e più mi piacciono. Amo tantissimo anche la carne ed il gelato.

Ed i dolci in generale? Ti piacciono?

Mi piace quello che mi fa stare bene, per cui non mi tentano troppo.

Che rapporto hai con il caffè?

Lo bevo raramente, solo in occasione di gare o allenamenti faticosi, perché limita l’assorbimento di ferro (che, invece, è molto importante per gli atleti di endurance), mi provoca insonnia, e mi fa alzare la glicemia anche se non lo bevo zuccherato!

Possibile che tra i tuoi cibi preferiti non ci sia la pizza??

Sì, è possibile! La pizza, così come la pasta ed il riso, sono quasi esclusi dalla mia alimentazione perché mi danno troppi problemi con la glicemia. Non amavo la pizza già prima del diabete, per cui adesso ci rinuncio senza problemi.

Niente pasta, niente pizza, niente riso. Eppure, a giudicare dai risultati che ottieni nell’atletica, sembra che tu non soffra la carenza di carboidrati!

No, in effetti non ne soffro la mancanza. E comunque ho i miei “comfort food”, attraverso i quali assumo il giusto apporto di carboidrati in prossimità degli allenamenti (gnocchi, pane di segale, gelato).Cosa ti senti di dire ai tuoi colleghi atleti, o aspiranti tali?Ad essi vorrei solo dire che la fatica è una sensazione bellissima, che ci fa sentire vivi. Attraverso la fatica si arriva ad una felicità davvero gratificante! Sono sicura che molto di loro già lo sanno, perché lo hanno sperimentato sulla propria pelle.

Cosa ti senti di dire ai nostri colleghi diabetici che, a causa del diabete, hanno difficoltà o paura di approcciarsi allo sport?

Il problema, secondo me, è tutto psicologico. Credo di essere l’esempio vivente del fatto che si possa fare sport pur avendo il diabete. Anzi, consiglio a tutti di farlo, perché migliora considerevolmente la gestione della glicemia. Lo sport aumenta anche l’autostima, che è una risorsa fondamentale per combattere quell’insicurezza che una malattia come il diabete può generare.

Ciò che più mi ha colpito di Anna è quel suo essere, come dire, “serenamente determinata”. Da l’impressione di vivere il diabete con grande leggerezza, quasi con spensieratezza, ma con estremo rispetto, perché consapevole che ottime prestazioni sportive passano necessariamente per un’ottima gestione della glicemia.

Ad Anna, noi di Cronache facciamo gli auguri per una carriera scintillante, perché se la merita, e perché sogniamo di avere una rappresentate che dimostri al mondo che quando un* diabetic* ce la mette tutta, non c’è “normoglocemico” che tenga!!

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