Trasferirsi all’estero col diabete di tipo 1

Parte 1: le cose da sapere e da fare prima e dopo il trasferimento: una guida

Qualche mese fa mi sono trasferita in Germania. La prima volta che ho vissuto all’estero non avevo ancora il diabete, quindi semplicemente non mi ero mai posta il problema. Quando però a inizio 2021 è arrivata l’opportunità di trasferirmi, dopo un momento di euforia iniziale ho pensato… e le forniture? E il mio diabetologo preferito? E la pizza integrale della pizzeria sotto casa che ho imparato a calcolare così bene?

E adesso… che faccio?

Se, come me, dovete trasferirvi per un periodo lungo (e quindi dovete per forza di cose spostare la residenza e affrontare tutta la burocrazia tanto odiata dagli Expat), avrete sicuramente bisogno di qualche regola base, che vale qualsiasi sia la vostra destinazione.

Ho pensato quindi di scrivere il post di cui avrei avuto bisogno prima, durante e dopo il mio trasferimento all’estero.

Per quanto infatti non mi piaccia ammetterlo, il diabete di tipo 1 è stato un fattore che ho tenuto in considerazione quando ho dovuto decidere se trasferirmi: in Italia siamo molto fortunatə, perché la sanità è pubblica e, nonostante le disparità che ci sono tra le regioni, in linea di massima l’accesso alle forniture (perlomeno quelle base) è comune.

Ma in molti altri paesi non è così: per questo ho pensato di scrivere questa guida “generica” che possa aiutarvi passo per passo per diventare ufficialmente degli expat di tipo 1.

Informazioni preliminari: cosa devo sapere prima di trasferirmi all’estero col diabete tipo 1

La prima cosa da sapere, e la dirò per prima in modo da togliervi qualsiasi dubbio, è questa: dall’Italia, quando vi trasferirete all’estero non sarà solo il cibo a mancarvi.

Se infatti siamo abituati alla sanità pubblica, nel resto del mondo non è così. La dura verità è che, a seconda del paese in cui vi trasferirete, c’è un’altissima probabilità che dobbiate averea che fare con le famigerate assicurazioni sanitarie. E tutto quello che avete sentito dire su queste entità misteriose si rivelerà vero.

Scordatevi quindi lo Stato che vi passa qualsiasi cosa: in molti paesi, come per esempio la Germania dove mi trovo in questo momento ma anche gli Stati Uniti, dovrete scegliere un’assicurazione sanitaria e averci a che fare pressoché costantemente. In linea di massima le assicurazioni sono a pagamento (in paesi come la Germania la tassa viene detratta direttamente dallo stipendio) e non servono a nulla se non a rompervi le scatole e spillarvi soldi servono a coprire le spese in caso di malattia o infortuni.

Ciò che è più difficile da digerire per chi non è abituato ad averci a che fare è che, nel momento in cui il diabetologo vi prescrive un microinfusore o un CGM, l’assicurazione sanitaria ha il potere di negarvelo perché ovviamente non vogliono sganciare una lira se ritiene che non sia necessario alla terapia. La normalità è, quindi, essere più rompicoglioni di loro giocare al tira e molla finché non vi concedono quello che vi spetta.

Insomma: prima di trasferirvi all’estero valutate attentamente come funziona il sistema sanitario nel paese di destinazione. E mettete in conto che dovrete superare una fase di stress iniziale non indifferente.

Prima di decidere se trasferirvi o meno, fate un’attenta valutazione su quali siano le tecnologie disponibili per trattare il diabete. Non parlo solo di insulina, ma anche e soprattutto di microinfusori e sensori. Il microinfusore che usate in italia infatti potrebbe non essere accessibile in altri paesi: è bene quindi prepararsi ad eventuali cambi di terapia.

Infine, ricordatevi anche che non in tutti i paesi la glicemia viene misurata in mg/dl: in alcuni si utilizza lo standard mmol/L. In quel caso, dovrete imparare a fare la conversione. Qui in Germania, al momento della prescrizione dei dispositivi, mi hanno chiesto quale unità di misura preferissi. In alcuni paesi non c’è scelta, ed è meglio memorizzare perlomeno il range di riferimento.

Mi trasferisco all’estero: e adesso?

Se avete deciso di trasferirvi, il primo passo è cercare tutte le informazioni online per non arrivare impreparatə. Che si tratti di informazioni base, o di domande complesse legate alla gestione della terapia, è bene farsi un’idea perlomeno generale su cosa ci aspetta una volta arrivatə.

Un buon modo per raccogliere informazioni è contattare associazioni, gruppi o altri diabetici online.

Tramite i social è facilissimo farlo, e per esperienza ho sempre avuto informazioni precise e molto più utili di qualsiasi sito. In questo modo infatti non solo avremo informazioni su cosa sia meglio fare una volta arrivati, ma potremo anche ricevere qualche consiglio su come affrontare la burocrazia, nomi di diabetologi che parlano inglese o addirittura italiano (non pensate che sia così scontato!) e, in generale, trucchetti per districarci al meglio per tutto il primo periodo di assestamento.

Per esempio, uno dei consigli più utili che ho ricevuto da una ragazza prima di partire è stato quello di accumulare un po’ di scorte dall’Italia, perché a volte le assicurazioni saniterie sono un po’ lente nello sbrigare le pratiche. Mi ha salvato la vita: da Aprile ad oggi infatti, non ho ancora ricevuto nessuna fornitura (il tedesco efficiente, in ambito sanitario, è una figura mitologica).

Niente panico: le cose da sapere una volta arrivati a destinazione

Appena arrivati insomma sapete cosa fare: burocrazia, burocrazia e burocrazia. Dovrete richiedere l’equivalente della tessera sanitaria (non vi preoccupate, nel periodo di transizione, se vi trasferite in Europa, è valida quello italiana per qualsiasi emergenza), entrare nel sistema e finalmente prenotare la prima visita.

La visita è sicuramente il momento più difficile ma anche più emozionante. Difficile perché dovrete imparare a tradurre tutto quello che avete sempre detto e pensato in italiano in un’altra lingua, e non auguro neanche al mio peggior nemico di dover discutere dell’algoritmo del Tandem in tedesco.

Bella esperienza, ma non la rifarei.

Con mia grande sorpresa, ho scoperto che qui in Germania, ma anche in altri paesi, non c’è solo la figura del diabetologo. La visita è composta da vari step, e non scherzo quando dico che devo tenermi il pomeriggio libero perché ci vogliono ore prima di terminare tutto l’iter.

Nella clinica dove mi seguono infatti, c’è l’endocrinologo, la dietista e come se non bastasse, un consulente che si occupa di tutti gli aspetti legati alle forniture di microinfusori e sensori. Aiuta nella scelta e, esattamente come il diabetologo, controlla i grafici e i valori delle analisi, dando consigli sulla gestione della malattia.

Mi aspettavo di rimanere mezz’ora, e invece… ma questo ve lo racconto tra un paio di giorni, nella prossima puntata dedicata agli expat di tipo 1!

Ricapitolando…

Se state pensando di trasferirvi all’estero, prima di decidere dovrete prendere in considerazione:

  1. Il funzionamento del sistema sanitario nel vostro paese di destinazione e gli aspetti economici legati ad eventuali assicurazioni;
  2. L’accessibilità ai farmaci e alle tecnologie.

Una volta deciso, dovrete informarvi su:

  1. Come affrontare la parte burocratica per ricevere i presidi;
  2. Quali saranno le modalità delle visite diabetologiche.

Ma, da bravi italiani, sappiate che la pizza, in qualsiasi meridiano vi troviate, vi farà sempre e comunque arrivare quel maledetto picco alle quattro del mattino.

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