Trasferirsi all’estero col diabete di tipo 1: secondo episodio

Parte 2: la visita diabetologica : è davvero così difficile?

Come promesso, ecco la seconda puntata di Diabete all’estero. Avevo anticipato nell’articolo precedente che avrei fatto un approfondimento sulle visite qui in Germania, ed eccoci qua.

Dopo due appuntamenti a distanza di quattro mesi l’uno dall’altro, penso di poter dare una bella panoramica di quali siano le differenze tra le visite che facevo in Italia (precisamente al Niguarda di Milano) e queste che sto facendo attualmente a Monaco di Baviera.

La prima cosa che mi sento di sottolineare è che qui non vado in ospedale per le visite: vado in un centro specializzato in endocrinologia e diabete. Non ci sono ticket e file da fare, e questo è abbastanza positivo.

La seconda differenza riguarda il numero di persone che vedo durante le visita: in Italia siamo abituati ad avere a che fare con la diabetologa e al massimo qualche infermiere, mentre qui ho dovuto parlare con cinque persone (e le visite durano decisamente di più): diabetologi, infermiera, consulente, assistenti. Capire chi si occupa di che cosa non è facile, e ho dovuto chiedere un po’ di volte prima di ricordare i vari ruoli.

Durante la prima visita mi hanno spiegato un po’ il funzionamento e la loro politica come centro diabetologico: solitamente visitano i pazienti ogni 3-4 mesi, ma richiedono l’invio dei dati ogni mese in modo da valutare eventuali modifiche nella terapia.

E qui veniamo alla prima sorpresa che ho avuto: quando ho inviato i dati dopo un mese dalla prima visita, ammetto di averlo fatto pensando «se vabbè, figurati se qualcuno li controlla». E invece, quando sono stata alla visita successiva, con mio grande stupore sia i diabetologi, sia il consulente (Diabetesberater) avevano letto i miei grafici e mi hanno dato delle dritte per migliorare il controllo durante i vari momenti della giornata. E non consigli generici, ma mirati su alcune giornate particolari: insomma, se li erano letti per davvero.

Sì, non è stato un errore: ho parlato di diabetologi e di consulente. Di quest’ultimo parleremo tra poco. Per prima cosa sappiate che ho parlato di diabetologi al plurale perché la politica del centro che mi segue è quella di condividere i dati e le decisioni di terapia tra tutti i membri del team. Non so se sia una pratica comune ovunque qui in Germania, ma mi ha fatto molto piacere. Per esempio, quando sono stata alla prima visita, prima di riconfermarmi le ricette per l’insulina e i presidi che avevo già in Italia, la diabetologa ha visualizzato i miei dati e li ha inviati a tutti i colleghi e solo dopo essersi confrontata con loro mi ha dato l’ok definitivo.

Ma veniamo alla visita in sé. Oltre allo scarico dei dati e alle classiche domande di rito che vengono fatte anche in Italia, in questo centro mi hanno fatto anche delle ecografie di approfondimento e degli esami del sangue approfonditi: non solo glicata e altri esami standard, ma anche esami della tiroide, colesterolo, urine. Il referto è stato lungo tre pagine, confermando lo stereotipo secondo il quale i tedeschi sono super precisi e scrupolosi. Tutti gli esami vengono fatti all’interno del centro e al momento della visita, e i referti inviati via mail. Se ci sono problemi urgenti da discutere, viene fissato subito un appuntamento per i giorni successivi.

Ovviamente dagli accertamenti è venuto fuori che ho un nodulo alla tiroide (e chi sono io per farmi mancare una nuova diagnosi in un paese straniero?). Per ora però gli esami del sangue non hanno dato un esito certo, e il secondo diabetologo che ho visto durante la seconda visita ha deciso – dopo aver consultato tutto il team per l’ennesima volta – di darmi alcuni integratori per aiutare la funzionalità e di ripetere le analisi tra qualche mese. La cosa che mi è piaciuta molto – ma devo ammetterlo, questo succedeva anche a Milano, è stata che si è preso del tempo per spiegarmi i motivi per i quali non mi faceva prendere da subito i farmaci classici per la tiroide e per spiegarmi le conseguenze di un’eventuale diagnosi futura. Ha anche ascoltato le mie domande e commentato le analisi nel dettaglio… decisamente scrupoloso.

Ma veniamo al consulente, figura dal ruolo misterioso: è colui che all’interno del centro diabetologico si occupa di dare consigli sui presidi da scegliere e da utilizzare. Quando ho avuto il primo appuntamento con lui abbiamo discusso della mia terapia con Tandem, del tipo di insulina che sto utilizzando, e mi ha consigliato qualche aggiustamento qua e là da provare per evitare dei picchi. È anche la persona che mi ha aiutato nella jungla delle malefiche assicurazioni sanitarie (di cui abbiamo parlato ampiamente nella prima puntata di questa serie): si è occupato di litigare con l’impiegato che seguiva la mia pratica, ha preparato tutta la documentazione per la richiesta dei presidi e mi ha pure salvato regalandomi un trasmettitore Dexcom provvisorio. Se non fosse diabetico pure lui, alla prossima visita gli avrei portato un Lebkuchen di otto chili.

In generale, una cosa che ho apprezzato molto delle visite in questo nuovo centro è l’informalità. Le ragazze alla reception parlano italiano (e mi hanno salvato letteralmente la vita un paio di volte), i medici parlano inglese, il consulente parla un misto di tedesco e inglese tremendo che sopporto solamente perché lui è costretto a sopportare la mia parlata altrettanto pessima. Ho apprezzato molto il fatto che le visite siano approfondite e che i medici si siano presi del tempo per discutere delle terapie con me nonostante non mi conoscano da tanto.

Il lato negativo è che le visite vengono fatte ogni 3-4 mesi, e durano tutta la mattina o comunque tutto il pomeriggio: non basta la classica oretta di permesso da lavoro che dovevo prendere in Italia, ci vuole proprio un giorno di ferie. Contando che non parliamo di una visita all’anno… penso che alla lunga mi prenderà male nel dover passare una mattinata intera a discutere di dati e grafici e a parlare della mia tiroide.

La mia prossima visita sarà tra due mesi, a meno che non venga fuori qualche aggiustamento da fare con i dati che invierò a inizio Ottobre. Tutto sommato mi sono dovuta ricredere: pensavo che la visita sarebbe stata la cosa più traumatica da affrontare, e invece si è rivelata quella più facile. Le persone che mi seguono inoltre mi hanno anche aiutato con tutto il resto – burocrazia, assicurazione sanitaria: non avrei potuto chiedere di meglio.


Che dite, ci vediamo tra qualche mese per il check up pre-Natalizio?

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